Chi ha perso di più con lo spread a 300 punti di fine maggio

20 Giugno 2018, di Alessandra Caparello

ROMA (WSI) – A fine maggio sui mercati obbligazionari si è assistito ad una vera e propria bomba d’acqua con lo spread tra BTp e Bund schizzati in pochissimo tempo a 300 punti base.

Tutto questo a causa dell’incertezza politica che ha dominato la scena all’indomani delle  elezioni, che ha raggiunto l’apice dopo il veto del Capo dello Stato Sergio Mattarella per il nome di Paolo Savona, economista euroscettico alla guida del ministero delle Finanze.  Chi ha pagato il conto più salato? Senza dubbio gli investitori in fondi obbligazionari in euro considerando che con un debito pubblico di 2,3 mila miliardi di euro, l’Italia rappresenta circa il 25% del paniere degli indici euro government bond.

I più colpiti gli Exchange traded fund (Etf).  Tra quelli coperti dalla ricerca Morningstar, si segnalano Xtrackers II iBoxx Eurozone Government Bond Yield Plus Swap che ha perso il 4,5% e Amundi IS – Governament Bond Lowest Rated Euromts Investment Grade che ha lasciato sul terreno il 2,6%, entrambi con panieri di titoli a più alto rendimento e minor qualità dell’area euro, come quelli italiani.

Una strategia vulnerabile dicono gli analisti di Morningstar in un report dell’8 giugno dal titolo “Fund Managers Staying the Course Despite Heightened Volatility in Italian Assets”.

“Questa strategia funziona bene nelle fasi di rally del mercato, ma è più vulnerabile in quelle di ribasso, quando gli investitori cercano rifugio in asset sicuri Nonostante i due Etf abbiano commissioni basse, non siamo convinti dei benefici di questo approccio nel lungo termine e per questo attribuiamo l’Analyst rating Neutral”.

A maggio il comparto dei gestori attivi ha perso quasi il 2%  e così questi hanno ridotto la duration di portafoglio da 2,3 a 2,1 anni, ma hanno conservato il sovrappeso dell’Italia.