Challenger bank: tre scenari futuri per il panorama Fintech in Europa

6 Novembre 2019, di Alessandra Caparello

Quale è il futuro delle challenger bank, le banche che mettono a disposizione i propri servizi unicamente attraverso app e smartphone? Sono tre gli scenari che individua Alvise Perissinotto, Managing Director di finance Ads International e che si potranno realizzare nei prossimi tre anni. Vediamo quali sono.

Primo scenario

Il primo scenario, dice l’esperto, prevede che tra le challenger bank sopravviverà chi farà in modo che l’utente percepisca il conto presso la challenger bank non come un’estensione al proprio conto principale (quello dove viene pagato le utenze per intenderci), ma come il proprio conto principale ed unico.
In tal senso, sottolinea Perissinotto, saranno fondamentali per la crescita le tecnologie che facilitano questo switch e operazioni marketing mirate ad incentivare l’utenza nello spostare le proprie utenze sul conto delle challenger bank.

Secondo scenario

Nel secondo scenario delineato dall’esperto le challenger bank, per ottenere vantaggio competitivo, non dovranno più offrire solo prodotti per B2C ma devono espandere i loro orizzonti, creare nuove alternative per altre nicchie di mercato, come i freelance e le PMI.

“Già le challenger bank hanno iniziato a lavorare per creare prodotti finanziari che sposino perfettamente le necessità dei liberi professionisti e dei piccoli/medi imprenditori.
Solo in Italia, stiamo parlando di un indotto di almeno 6milioni di partite IVA nel 2020, che vanno servite con prodotti adeguati, facili, utili e snelli per un pubblico che non ha nè tempo nè le strutture adatte per tematiche che come la  fatturazione, i pagamenti, ed in generale la gestione di tutta la parte contabile e finanziaria della proprio attività”.

Terzo scenario

Nel terzo scenario, considerando i tassi d’interesse così bassi, la conseguenza più evidente è quella di spingere i correntisti ad investire i loro risparmi. Tuttavia, non tutti hanno le competenze e le conoscenze finanziarie per poter investire adeguatamente.
Qui entrano in gioco i robot advisor ovvero gli strumenti che indicano quali investimenti fare, prodotti di investimento che fino ad ora erano utilizzati solamente da un’élite molto qualificata in materia finanziaria.

“Già oggi, ma sempre di più’ in futuro, vedremo una crescita esponenziale di queste fintech che offrono, a persone meno esperte, la possibilità di poter investire i loro risparmi in prodotti più complessi come gli ETF ma dandone con un accesso più semplificato ed automatizzato”.