Alert manovra correttiva. Cgil: basta “filosofia bonus”

4 Novembre 2016, di Laura Naka Antonelli

L’Italia rischia una manovra correttiva in primavera. A lanciare l’allarme è la Cgil, per voce di Danilo Barbi, che ha affrontato la questione nel corso di una audizione sulla legge di bilancio, tenuta davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato.

Il verdetto della Cgil è inequivocabile: la legge di bilancio viene bocciata dal sindacato, così come viene bocciata la “filosofia dei bonus”, che si è sostituita ai “diritti”. Insomma, basta a scommettere “di nuovo su forme di decontribuzione che non hanno funzionato, invece che sulla creazione diretta di lavoro”.

Così Barbi:

Esiste il “rischio abbastanza evidente di un aggiustamento di bilancio in primavera” a causa delle “entrate piuttosto estemporanee” previste nella legge di bilancio con un decreto collegato “pieno di condoni, fatti per fare cassa”.

La legge di Bilancio non corrisponde “affatto all’urgenza e alle necessità della condizione sociale del Paese, non serve a rimettere in moto il Paese, a ridurre le diseguaglianze che sono fortemente aumentate e a ricreare occupazione giovanile e femminile, soprattutto nel Mezzogiorno”, per non parlare del fatto che contiene “tratti persino elettoralistici anche se non ci sono elezioni annunciate”. In poche parole: “manca una vera politica industriale”.

Questo, mentre nella mattinata arriva il comunicato congiunto dei sindacati, sul tracollo dei Centri per l’Impiego. Le federazioni del pubblico di Cgil Cisl e Uil, ovvero Fp-Cgil Cisl-Fp Uil-Fpl scrivono così in una nota, in merito alla mobilitazione dei centri stessi, prevista per il prossimo lunedì, 7 novembre, a Roma:

“A quasi 2 anni dalla riforma delle Province e ad oltre un anno dall’approvazione dei decreti di riordino degli istituti del mercato del lavoro, i Centri per l’Impiego sono al tracollo. Mentre il sovrapporsi di norme nazionali e regionali ha creato un quadro estremamente differenziato regione, per regione, che ha reso incerto il futuro dei centri per l’impiego e mette a rischio i servizi, già a partire da gennaio. Tra poco più di un mese, infatti, se non interverrà un provvedimento normativo verrà meno la possibilità, da parte del ministero del Lavoro, di contribuire alle spese di funzionamento dei Cpi, come anche la possibilità per Province e Città metropolitane di prorogare e stabilizzare i contratti del personale precario in servizio“.

Di conseguenza, si legge nel comunicato, per assicurare ai cittadini i servizi per l’impiego e ai lavoratori garanzie occupazionali e un futuro meno incerto, le organizzazioni sindacali hanno proclamato lo stato d’agitazione del personale, hanno chiesto al ministro del Lavoro un incontro e, per lunedì 7 novembre alle ore 14.00, hanno indetto un presidio nazionale, davanti alla sede del ministero del Lavoro.