Cercare lavoro nel 2020: i settori che assumono di più

8 Gennaio 2020, di Alberto Battaglia

Nel futuro del lavoro in Italia ci saranno soprattutto le competenze. Lo certifica, una volta di più, il tessuto imprenditoriale rappresentato da Unioncamere, nel suo rapporto sui “Fabbisogni occupazionali e professionali in Italia a Medio termine (2019-2023)”. Nell’arco di tempo considerato nello studio i laureati e i diplomati dovrebbero rappresentare congiuntamente il 62% della richiesta di occupati. In particolare, le richieste saranno più consistenti nell’indirizzo medico-sanitario (171mila-176mila unità), seguito da quello economico, (152mila-162mila unità), da ingegneria, (127mila-136mila lavoratori) e dall’area giuridica (da 98mila-103mila unità).

Il fabbisogno resta prevalente nei settori ritenuti più classici: medicina, ingegneria, economia, giurisprudenza. In tutti questi ambiti il numero di laureati previsto dal 2019 al 2023 risulta decisamente inferiore alla domanda proveniente dal mondo del lavoro (grafico in basso). Al contrario, risulterà più difficile assorbire i laureati nei comparti Geo-biologico e biotecnologico, psicologico, letterario, dell’istruzione e formazione, linguistico.

“La scelta del percorso di studio è uno dei momenti più importanti della vita dei nostri giovani”, ha sottolineato il presidente di Unioncamere, Carlo Sangalli, “fornire ai ragazzi e alle famiglie le informazioni più aggiornate sulle tendenze del mercato del lavoro e sulle professioni che offrono le migliori opportunità per il futuro è fondamentale. Su questo fronte le Camere di commercio sono molto impegnate, con l’obiettivo di ridurre il più possibile il disallineamento tra domanda e offerta di lavoro”.

Per quanto riguarda i diplomi, nel quinquennio le imprese richiederanno personale diplomato principalmente nell’indirizzo amministrazione, finanza e marketing (con un fabbisogno di 279mila-302mila unità) e in quello industria e artigianato (211mila-235mila unità). Non trascurabile, poi, la domanda prevista per i diplomati nell’ambito del turismo, che potrà arrivare alle 82mila richieste di lavoro. Per i neodiplomati, tuttavia, si profila per i prossimi anni il mantenimento di un eccesso di offerta in rapporto ai posti di lavoro che si renderanno disponibili. Anche in questo caso sono significative le differenze per gli specifici indirizzi di studio. “Questi mismatch”, scrive Unioncamere, “dipendono ampiamente da una scelta inadeguata dei percorsi formativi, basate spesso unicamente sulle preferenze individuali e senza considerare i
reali sbocchi lavorativi dei vari indirizzi di studio, anche per un’effettiva carenza informativa”.

Il valore del settore green

La “Digital Trasformation” e l’Ecosostenibilità, afferma lo studio di Unioncamere, “avranno un peso determinante nel caratterizzare i fabbisogni occupazionali dei diversi settori economici, arrivando a coinvolgere tra il 26 e il 29% dei lavoratori di cui le imprese e la pubblica amministrazione avranno bisogno nei prossimi 5 anni”. Circa un quarto del fabbisogno occupazionale previsto nel periodo 2019-2023 sarà poi attivato dalle richieste di figure professionali da parte di cinque filiere individuate (salute e benessere, education e cultura, meccatronica e robotica, mobilità e logistica, energia). Non a caso, queste filiere sono costruite considerando i settori che saranno maggiormente investiti dagli attuali grandi trend di cambiamento (globalizzazione, invecchiamento della popolazione, digitalizzazione e automazione, cambiamenti climatici…).