Censis: Italia nella morsa dello tsunami demografico, welfare sotto pressione

6 Dicembre 2019, di Mariangela Tessa

Italiani in preda all’ansia per il futuro. È lo stato d’animo dominante tra il 65% degli italiani: dalla crisi economica, l’ansia per il futuro e la sfiducia verso il prossimo hanno portato anno dopo anno ad un logoramento sfociato da una parte in “stratagemmi individuali” di autodifesa e dall’altra in “crescenti pulsioni antidemocratiche”, facendo crescere l’attesa “messianica dell’uomo forte che tutto risolve”.

Lo rileva il Censis nell’ultimo Rapporto sulla situazione sociale del Paese. Per il 48% degli italiani ci vorrebbe “un uomo forte al potere” che non debba preoccuparsi di Parlamento ed elezioni.

Il vero grande problema è il lavoro

Il vero, grande, problema degli italiani resta il lavoro: è preoccupato il 44% (più del doppio della media europea), due volte più degli immigrati (22%) e cinque-sei volte della crisi climatica (8%). L’istituto si focalizza su un paradosso: rispetto al 2017, gli occupati aumentano. Ma a crescere sono solamente, di 1,2 milioni, quelli a tempo parziale, tanto che tra il 2007 e il 2018 il part time è aumentato del 38%, soprattutto quello involontario, praticamente raddoppiato rispetto al 2007 e ancor di più (71,6%) tra i giovani.

Calano dunque le ore complessive di lavoro (2,3 miliardi rispetto al 2007) e anche le retribuzioni (del 3,8%). Ci cono quasi 3 milioni di lavoratori che guadagnano meno di 9 euro all’ora, specie tra giovani e operai. E 2 milioni di lavoratori dipendenti che possono contare solo su 79 giornate retribuite all’anno.

La bomba demografica

Rimpicciolita, invecchiata, con pochi giovani e pochissime nascite: così appare l’Italia vista attraverso la lente degli indicatori demografici, che restituiscono il ritratto di un Paese in forte declino demografico. Al 1° gennaio 2019 la popolazione italiana è pari a 60.359.546 residenti: 124.427 in meno rispetto all’anno precedente.

Dal 2015 ‒ anno di inizio della flessione demografica, cosa mai accaduta prima dal dopoguerra ‒ si contano 436.066 cittadini in meno (l’equivalente dell’intera area metropolitana di Cagliari), nonostante l’incremento di 241.066 stranieri residenti.

Si calcola che tra cent’anni gli under 35 saranno il 31,2% e gli over 64 il 31,6% (nel 1959 erano il 9,1%).

La diminuzione è consistente soprattutto nel Meridione, mentre ci sono 21 province su 107 che non hanno perso popolazione: quasi tutte tra Lombardia e Nord-Est (in particolare valle dell’Adige e l’asse della via Emilia), con il picco di Milano, mentre Roma crolla anche nel numero di residenti stranieri. L’anomalia demografica, notano gli esperti, metterà a dura prova i sistemi sociali, visto l’aumento di malati cronici e non autosufficienti.

Welfare sotto pressione

Con l’aspettativa di vita che continua ad allungarsi, aumenta anche il numero di anziani non autosufficienti, o affetti da malattie croniche. Ma solo una minima parte può contare sull’assistenza del welfare pubblico.

La gran parte del supporto ricade sulle famiglie, la cui composizione però è in via di trasformazione, con sempre più single o famiglie monogenitoriali, non in grado di farsi carico dei parenti anziani. E tutto ciò contribuisce ad aumentare lo stato di incertezza degli italiani.

Le dinamiche demografiche incidono pesantemente sugli equilibri del sistema di welfare. L’aspettativa di vita alla nascita, nel 2018 è di 85,2 anni per le donne e 80,8 per gli uomini.  Le previsioni al 2041 salgono rispettivamente a 88,1 e 83,9 anni.

Oggi gli over 80 rappresentano già il 27,7% del totale degli over 64 e saranno il 32,4% nel 2041. Nonostante i miglioramenti complessivi dei livelli di salute della popolazione, l’80,1% degli over 64 è affetto da almeno una malattia cronica, il 56,9% da almeno due. Si prevede che aumenteranno di 2,5 milioni entro il 2041.

Un altro dato rilevante: la quota di non autosufficienti è pari al 20,8% tra gli over 64, a fronte del 6,1% riferito alla popolazione complessiva e supera il 40% tra gli ultraottantenni.

Maggiore intolleranza nei confronti delle minoranze

Negli ultimi tempi sembra essere montata una pericolosa deriva verso l’odio, l’intolleranza e il razzismo nei confronti delle minoranze. Il 69,8% degli italiani è convinto che nell’ultimo anno siano aumentati gli episodi di intolleranza e razzismo verso gli immigrati. Un dato netto, confermato trasversalmente, con valori più elevati al Centro Italia (75,7%) e nel Sud (70,2%), tra gli over65 (71%) e le donne (72,2%).

Un italiano su quattro favorevole all’Italexit

Il 62% degli italiani è convinto che non si debba uscire dall’Unione europea, ma il 25%, uno su quattro, è invece favorevole all’Italexit, emerge dall’ultimo rapporto Censis. Se il 61% dice no al ritorno della lira, il 24% è favorevole e se il 49% si dice contrario alla riattivazione delle dogane alla frontiere interne della Ue, considerate un ostacolo alla libera circolazione di merci e persone, il 32% sarebbe invece per rimetterle.