Cause e fallimenti aziendali: i danni di papà Renzi

13 Maggio 2013, di Redazione Wall Street Italia

GENOVA (WSI) – C’è il sindaco di Firenze Matteo Renzi, molto popolare e trasversalmente apprezzato, ma c’è anche papà Renzi, che almeno a Genova non ha lasciato in tutti un buon ricordo. Il nome di Tiziano Renzi, imprenditore, già vicino alla Democrazia Cristiana, è infatti legato a una lunga vertenza culminata con il fallimento di una società da lui fondata, la Chil Srl, che sotto la Lanterna si occupava di distribuzione e di campagne pubblicitarie. Aveva due sedi in pieno centro che furono abbandonate con alcune mensilità di mancati pagamenti. Della Chil risulta per un periodo dipendente anche Matteo.

Non è proprio elegante andarsene via senza pagare tre mesi di affitto, lasciare i cassetti sottosopra e portarsi via persino le barriere di plastica che negli open space delimitano una scrivania dall’altra. E non è nemmeno consentito dalla legge, ha poi riconosciuto il tribunale. Peccato che per i creditori la sorpresa sia al momento del risarcimento. Pazienza, nel frattempo è stata venduta, svuotata, e poco dopo avviata a1 fallimento. Mentre un’impresa gemella, guidata precedenti titolari, è nata altrove.

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E’ passato qualche anno da quei fatti, il contenzioso inizia nel 2006, e gli exproprietaridellaChil srl (7 milioni fatturati nel 2007, diventata poi Chíl Post srl), ditta che si occupava di distribuzione di giornali e campagne pubblicitarie radicata anche sotto la Lanterna, sono ben più noti di allora Il fondatore Tiziano Renzi, padre del sindaco di Firenze Matteo, ha ceduto definitivamente le quote a un imprenditore genovese poco prima che questi fallisse.

E proprio Chil srl già stata fonte di mille polemiche e oggetto due interrogazioni comunali perché il rottamatore, nel 2003, a 11 giorni dalla discesa in campo per l’elezione a presidente della Provincia del capoluogo toscano, fu assunto come dirigente della società, appena dopo averne ceduto il 40% di quote, una mossa che gli ha consentito di incassare i relativi contributi per 9 anni, a spese dello Stato.

Per capire come inizia questa storia bisogna ritornare al biennio tra i1 2003 e i1 2005. E questo i1 periodo in cui Tiziano Renzi, vulcanico impresario ed ex amministratore democristiano, sbarca in Liguria. Chil srl, sede a Rignano sull’Arrio, apre una filiale nella centralissima via Fieschi, dove per un periodo collabora anche con il Secolo XIX, per cui cura il servizio porta a porta. L’inizio di quell’avventura co incide con il primo exploit del figlio, che a soli 29 anni, riceve l’endorsement dell’Ulivo per la corsa alla presidenza della Provincia di Firenze. Attenzione ai temp: l’annuncio della candidatura è del 7 novembre 2003.

Poco prima, anche la ditta cambia pelle. Dal 1999 al 2004 era stata intestata a Matteo e a una delle sorelle. Il 17 Ottobre 2003 il futuro golden boy del Pd cede le sue quote al padre Tiziano e alla madre Laura Bovoli. Il 27 Ottobre diventa dirigente. Il 13 giugno dell’anno successivo è eletto e accede al distacco. La vicenda, sollevata dal Fatto Quotidiano, è anche oggetto di interrogazione formale di alcuni consiglieri dell’attuale opposizione di centrodestra fiorentino. La risposta: «Alla società di cui risulta dipendente il dottor Renzi sono erogati i contributi previsti all’art. 86 comma 3 del Testo unico enti locali».

Ma torniamo alla Chil srl. L’avventura genovese ha una svolta nel 2005, quando abbandona di via Fieschi, occupati oggi da una lavanderia. L’azienda proprietario dei muri però, la società Genovapress, di Vittorio Caporali, lamenta che i locali sono stati lasciati in pessime condizioni. Non solo. L’affittuario se ne e’ andato senza pagare gli ultimi tre mesi, per un totale di euro. Parte un decreto ingiuntivo e il tribunale condanna Chil srl a risarcire 11 mila euro, il conto più le spese legali,

Non è finita qui. C’è un’altra questione che finisce di fronte al giudice. Caporali, assistito dall’avvocato Ernesto Rognoni, afferma che oltre al mancato pagamento, Renzi senior si è lasciato dietro di sé impianti elettrici devastati, controsoffitti sfondati e si è tenuto anche parte dell’arredamento, in particolare le barriere divisorie. In primo grado vince Renzi, difeso da Luca Brida. In secondo il verdetto è parzialmente ribaltato: effettivamente Chil srl si appropriata di materiale non suo. Il conto da pagare, ingrossato dai processi, è lievitato a circa 8mila euro.

I creditori bussano alla porta della ditta ma ormai è cambiato tutto. Tiziano Renzi nel dicembre del 2010 ha ceduto un ramo d’azienda alla nuova sigla di famiglia, Eventi 6 srl (4 milioni di euro di fatturato nel 2011), che fa sostanzialmente le stesse cose e ha sede nella natia Rignano sull’Arno. Chil Post srl passa nelle mani di Gian Franco Massone, 75 anni, originario di Castelletto Orba e residente a Varazze. Di lui che a1 1990 ha avuto una piccola impresa che si occupava di «commercio ambulante e vendita al minuto di mercerie, chincaglierie, scampoli, tessuti». Dal 2009 è vicepresidente della Delivery Service, società cooperativa di Firenze.

Il resto è nella relazione del procuratore fallimentare, il commercialista Maurizio Civardi. Chil srl lascia all’asciutto i creditori (non solo l’ex proprietario dei muri) a marzo del 2013 è dichiarata fallita. Anche se la nuova sede, una stanza di un appartamento in Ga11eria Mazzini 3, era già abbandonata nell’ottobre 2011. Di questi giorni la notizia del coinvolgimento di Tiziano Renzi nell’inchiesta CONSIP.

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