Catalogna, le conseguenze economiche dell’indipendenza

21 Settembre 2017, di Alberto Battaglia

La Catalogna è avviata verso un voto che il prossimo primo di ottobre potrebbe gettare la Spagna non solo in una crisi politica, ma anche in notevoli difficoltà economiche. La Catalogna, infatti, è l’area più ricca delle 17 regioni spagnole: avendo dalla sua turismo e industria, essa “vale” il 19% del Pil complessivo del Paese. In termini di popolazione, invece, vi abitano il 16% degli spagnoli. L’indipendentismo catalano ha radici lontane e difficili da estirpare. In una serie di interviste, Cnbc ha ricostruito le possibili conseguenze economiche di una separazione che potrebbe rivelarsi traumatica.

 

La perdita di posti di lavoro sarebbe rapida per entrambe le parti, argomenta l’economista dell’università di Saragozza, Alain Cuenca, “queste perdite sarebbero provocate da ostacoli al commercio, problemi finanziari e per il fabbisogno finanziario del nuovo stato”. Secondo le stime di Business Insider, il principale vantaggio per i catalani indipendenti sarebbe costituito dai 16 miliardi di tasse dovute a Madrid chee, nello scenario della secessione, sarebbero trattenute sul territorio. Sull’altro piatto della bilancia, però, c’è il 35,5% delle esportazioni del nascente stato indipendente sarebbero dirette verso una Spagna probabilmente incline a boicottare i prodotti della sua intemperante regione. Secondo il ministro dell’Economia spagnolo, Luis de Guindos, la Catalogna potrebbe perdere fino al 30% del suo Pil in caso di secessione.

 

Un’ulteriore questione riguarda lo status della Catalogna all’interno dell’Ue: come per la Scozia, altrettanto volenterosa di staccarsi dal regno pur rimanendo parte dell’Unione Europea, non sarebbe possibile innescare nessun accesso automatico. Perché un Paese entri nell’Ue è necessario il consenso di tutti i membri: è improbabile che la Spagna lo conceda. Analogamente alla questione Brexit, invece, si andrebbe ad aggiungere il nodo dell’accesso al mercato unico: nella fase di transizione quel 65.8% di esportazioni catalane andrebbero, potenzialmente, a scontrarsi con le barriere commerciali “standard” nell’ambito del Wto.