Cassa integrazione, nel lockdown buste paga più leggere per 5 miliardi

10 Luglio 2020, di Mariangela Tessa

Buste paga alleggerite di 4,8 miliardi di euro netti: è quanto manca nelle tasche dei lavoratori dipendenti che, a causa del COVID – 19, sono stati posti in cassa integrazione nei mesi di aprile e maggio, secondo i calcoli del Servizio Lavoro, Coesione e Territorio della UIL sui dati Inps.

Quanto hanno perso gli italiani

In media sono 569 euro in meno a testa per 8,4 milioni di beneficiari. E la perdita raggiunge 966 euro medi procapite, nel bimestre, per i lavoratori in cassa integrazione a zero ore, 5 milioni di persone.

Tra le regioni, va alla Lombardia il primato della maggior perdita delle retribuzioni nette, pari al 25% del totale nazionale (1,2 miliardi di euro), seguita dal Veneto (608 milioni di euro netti), dall’Emilia Romagna (491 milioni di euro netti) e dal Piemonte (418 milioni di euro netti).

“Tra riduzione dello stipendio e mancati ratei della tredicesima e della quattordicesima – spiega Ivana Veronese segretaria confederale Uil– in due mesi le buste paga si sono alleggerite mediamente dal 18% al 37%, a seconda del reddito. A fronte di circa 1,7 miliardi di ore di cassa integrazione, autorizzate nei mesi di aprile e maggio rispettivamente 835 e 849 milioni di ore, numeri mai raggiunti in precedenza ed in così breve tempo, gli 8,4 milioni di beneficiari hanno perso, mediamente, 569 euro pro-capite nel bimestre”.

Per Veronese “se consideriamo i beneficiari in cassa integrazione a zero ore che corrispondono ad una platea di 5 milioni di dipendenti, la mancata retribuzione corrisponde a 966 euro netti medi pro-capite nel bimestre. Nella riforma più complessiva degli ammortizzatori sociali, occorre tenere ben presente il tema della revisione dei tetti massimi del sussidio della cassa integrazione e la loro rivalutazione, fissati oggi per legge a 998,18 euro lordi mensili per retribuzioni inferiori o pari a 2.159,48 e a 1.199,72 per retribuzioni superiori a 2.159,48”.