Caso Cipro: “tutela ai piccoli risparmiatori”. Ma esplode rabbia Putin

19 Marzo 2013, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Alla fine i ciprioti potranno mettere da parte gli scatoloni che volevano riempire dei loro risparmi alla riapertura degli sportelli bancari. Rischia infatti di essere di nuovo annullato il voto del Parlamento cipriota sul bailout da 10 miliardi di euro offerto dall’Europa, concesso a condizioni pesantissime e con un precedente ritenuto altamente pericoloso e bocciato dai mercati di tutto il mondo.

Allo stesso tempo, tuttavia, un veto parlamentare potrebbe voler dire collasso del sistema bancario e default. Il primo partito del paese ha annunciato che si asterra’ e il ministro delle Finanze ha rassegnato le sue dimissioni. La notizia ha inflitto un duro colpo ai mercati e all’euro, scivolato sotto $1,29.

Il giornale Kathimerini scrive che il governo sta lavorando a un piano B per alleggerire il peso del prelievo coatto sui piccoli risparmiatori e che il voto previsto per le 17 potrebbe essere posticipato.

Citando un portavoce dell’esecutivo, i media ciprioti hanno riferito che il presidente Anastasiades vedra’ i leader dei principali partiti del paese alle 9 di domattina, giorno in cui si dovrebbe tenere il nuovo voto.

Al momento, per scongiurare una corsa agli sportelli, prelievi dal bancomat e transazioni elettroniche sono congelati. Le banche riapriranno i battenti solo quando il Parlamento avra’ ratificato (o no) la misura di prelievo coatto. Anche se i legislatori riusciranno a far passare il piano B, il danno psicologico e’ gia’ stato inflitto in tutta Europa.

Come sottolineano gli analisti di JP Morgan in una nota e il Financial Times in un editoriale, anche se l’impatto negativo potrebbe essere amortizzato sul breve termine, alla lunga la carenza di fiducia tra autorita’ europee e risparmiatori rischia di esacerbare la crisi del debito. La banca centrale cipriota prevede una corsa agli sportelli dei bancomat alla riapertura delle banche, che si tradurra’ nel prelievo di almeno il 10% dei depositi complessivi.

Secondo le ultime indiscrezioni, il Parlamento di Cipro starebbe rivedendo le modalità della supertassa sui conti bancari esonerando dal balzello i depositi inferiori ai 20.000 euro. Sui depositi tra 20.000 e 100.000 euro resta la prevista tassa del 6,75%, secondo una bozza citata da France Presse a cui sta lavorando il Parlamento cipriota, mentre oltre i 100.000 euro arriva una stangata dal 9,9 per cento. Il voto finale su questo intervento è atteso per oggi, dopo due rinvii. Citando una fonte del governo, Reuters parla anche di un’aliquota piu’ progressiva che vada dal 3% estratto dai conti inferiori ai 100 mila euro, del 10% fino ai 500 mila euro e del 15% su tutti gli altri.

Intanto sorge un dubbio di non poco conto che spiegherebbe la stangata inferta all’isola. Con il prelievo forzoso sui conti di Cipro, l’Unione europea si è preposta come obiettivo quello di raccogliere una somma pari a 5,8 miliardi di euro, come si nota nel grafico. Strana coincidenza, visto che tale somma è uguale all’esposizione che le banche tedesche hanno verso Cipro.
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Grave imbarazzo dell’Europa: i ministri delle finanze dell’Eurozona si sono riuniti in tutta fretta in una sessione straordinaria chiedendo a Cipro di tutelare i piccoli risparmiatori dalla pesante tassazione decisa con il salvataggio sui conti correnti dei cittadini.

Le banche del paese rimarranno chiuse fino a dopodomani, giovedì, mentre, dopo aver provocato il panico in tutto il mondo, le autorità europee ripensano al bailout. Il governo di Nicosia, tra le opzioni, avrebbe considerato quella di spostare il peso dell’accordo soprattutto sugli oligarchi russi, molti dei quali hanno depositi presso gli istituti del paese, del valore di miliardi di dollari. Immediata l’ira della Russia, con il presidente Vladimir Putin che ha definito la tassa “ingiusta e pericolosa”, e che non ha mancato di esprimere la propria frustrazione per non essere stata inclusa nel processo decisionale che ha portato alle condizioni imposte sui ciprioti (e, nel caso di Putin), soprattutto dei magnati russi.

Ma rimane, a dispetto di Mosca, l’ipotesi di stangare del 15% i conti sopra i 500mila euro, per la maggior parte intestati a cittadini russi (il totale dei loro depositi ammonterebbe a circa 20 miliardi di euro su un totale di quasi 69 miliardi di euro depositati in tutte le banche cipriote).

Intanto fa riflettere la nota emessa nelle ultime ore da Morgan Stanley: “L’introduzione di un prelievo sui depositi bancari sembra aver rotto un altro tabù”, scrive in un suo report la banca d’affari: “Ciò va al di là del mercato e delle nostre aspettative, sollevando timori di un possibile errore politico e che potrebbe causare un rischio sostanziale di contagio” a paesi periferici.

Nel report si evidenzia anche che “una corsa agli sportelli sembra essere un rischio in coda” e che “e’ possibile che i depositanti decidano di regolare la loro strategia di investimento, riducendo le scorte e, potenzialmente, trasferendo i loro fondi”. Quanto al rischio contagio Morgan Stanley sottolinea che “anche se e’ vero che il Portogallo e la Grecia hanno un piano di salvataggio che non include un prelievo sui depositi” non è da escludere che ci potrebbero essere dei “parallelismi con la situazione cipriota”.