Casa diventa un Bancomat. Il nuovo prestito ipotecario vitalizio

6 Maggio 2015, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Entra in vigore oggi, 6 maggio, la legge del 2 aprile 2015 sul prestito vitalizio ipotecario (PVI), che consente ai proprietari di casa che hanno compiuto 60 anni di poter chiedere un finanziamento ipotecando il proprio immobile di proprietà, continuando a viverci. La novità rispetto alla precedente legge è il limite di età, che è stato abbassato di cinque anni.

Si tratta di una alternativa alla vendita della nuda proprietà, che permette a chi ha più di 60 anni di ricevere un prestito dalla banca a fronte di una garanzia rappresentata dall’immobile residenziale.

In questo modo la casa diventa un bancomat, in quanto il suo valore può essere monetizzato. Dal canto suo la banca accende una ipoteca sulla banca.

Attraverso il prestito vitalizio ipotecario il cittadino può ricevere prestiti il cui ammontare si aggira tra il 15% e il 55% del valore di mercato dell’abitazione; il finanziamento concesso è legato all’età del debitore: più si è anziani, più si può ottenere un importo maggiore, dal momento che l’istituto di credito otterrà prima i fondi concessi.

Il prodotto può essere personalizzato in modo ampio, il che significa che il contratto include la possibilità di rimborsare il prestito in qualunque momento, e quella di abbattere gli interessi con pagamenti rateali.

La proprietà dell’immobile rimane al contraente, e non passa alla banca, il che significa che il proprietario dovrà continuare a pagare la Tasi, l’Imu e la tassa Tari sui rifiuti. A essere versate saranno anche eventualmente le imposte sul reddito fondiario, nel caso in cui siano dovute.

L’ipoteca è di primo grado e non può essere iscritta contemporaneamente su altri immobili del beneficiario. In caso di comproprietà dell’immobile il prestito è legato alla vita di entrambi i coniugi.

Al momento della morte del contraente sono gli eredi se decidono di rimborsare il mutuo e tenersi la casa, oppure decidere se metterla in vendita entro 12 mesi dalla successione, restituendo così i prestiti alla banca e incassando la differenza. La somma da rimborsare non deve mai superare il valore commerciale dell’immobile al momento della successione, in modo tale che sugli eredi non gravi il rischio di dover restituire alla banca soldi propri.

L’importo del rimborso è limitato insomma al valore corrispondente a quello di vendita dell’immobile.

La banca può chiedere la risoluzione del contratto in caso di ritardato pagamento degli interessi. Si considera rilevante ai fini della risoluzione il ritardo, quando il pagamento avvenga fra il trentesimo e il centottantesimo giorno dalla scadenza della rata e si sia verificato sette volte, anche in modo non consecutivo.

Il rimborso integrale dei prestiti in una unica soluzione avviene a tutela delle banche se viene trasferita in tutto o in parte la proprietà o altri diritti di godimento dell’immobile dato in garanzia e se si compiono atti che ne riducano significativamente il valore. In questi casi, se il prestito non viene restituito entro 12 mesi, la banca vende l’immobile al valore di mercato stabilito da un perito indipendente e utilizza le somme ricavate per estinguere il credito (il valore della casa si decurta del 15% ogni dodici mesi, fino al momento della cessione).