Cartello nelle emissioni inquinanti, Commissione Ue multa i big tedeschi dell’auto

8 Luglio 2021, di Mariangela Tessa

I big tedeschi dell’auto finiscono nel mirino della Commissione Ue, che è arrivata alla conclusione che Daimler, Bmw e Volkswagen group (Volkswagen, Audi e Porsche) hanno fatto cartello ostacolando lo sviluppo e il pieno utilizzo di tecnologie non inquinanti per ridurre le emissioni delle auto diesel. Per questo l’esecutivo Ue ha imposto una muta di 875,189 milioni di euro.

La responsabile della Concorrenza Ue Margrethe Vestager ha spiegato che

“le cinque case automobilistiche Daimler, Bmw, Volkswagen, Audi e Porsche possedevano la tecnologia per ridurre le emissioni nocive oltre quanto richiesto legalmente dagli standard di emissione Ue, ma hanno evitato di farsi concorrenza non usando appieno il potenziale di questa tecnologia per andare al di là di quanto richiesto dalla legge. Quindi la decisione di oggi riguarda il modo in cui non ha funzionato la cooperazione tecnica legittima. La concorrenza e l’innovazione nella gestione dell’inquinamento automobilistico sono essenziali affinché l’Europa possa raggiungere i nostri ambiziosi obiettivi del Green Deal. E questa decisione dimostra che non esiteremo ad agire contro tutte le forme di condotta di cartello che mettano a repentaglio questo obiettivo”.

Daimler scampa la multa per aver rivelato l’esistenza del cartello

Daimler non è stata multata perché ha rivelato l’esistenza del cartello. Le altre società hanno riconosciuto il loro coinvolgimento. Bmw è stata multata per 372,827 milioni; Volkswagen per 502,362 milioni (ha goduto di una riduzione del 45% avendo collaborato).

L’Antitrust Ue ha inflitto una multa da oltre 875 milioni di euro a Bmw, Daimler e Volkswagen

Secondo l’analisi di Bruxelles, le case automobilistiche hanno tenuto riunioni tecniche regolari per discutere lo sviluppo della riduzione catalitica selettiva, tecnologia che elimina le emissioni nocive di ossido di azoto (NOx) dalle auto diesel attraverso l’iniezione di urea (chiamata anche “AdBlue”) nello scarico flusso di gas.

Durante questi incontri, e per oltre cinque anni (dal 2009 al 2014), le aziende hanno collaborato per evitare la concorrenza in questa area per rendere l’azione di ‘pulizia’ migliore di quanto richiesto dalla legge nonostante la tecnologia fosse disponibile.