Carige, Berneschi: “Non sono io la causa di tutti i mali della banca”

14 Gennaio 2019, di Alessandra Caparello

“Io non mollo niente. Mi vogliono ammazzare? Mi sparino. Voglio parlare del boicottaggio del primo aumento di capitale sociale che era già sottoscritto. Parlo del 2013. Era sottoscritto da Ubs, Berkley e Unicredit, e me l’hanno fatto andare a monte per farmi fuori. E ci hanno rimesso i risparmiatori”.

Così l’ex presidente di Banca Carige, Giovanni Alberto Berneschi, a Telenord plaudendo all’iniziativa annunciata dal vicepremier Luigi Di Maio di istituire una commissione d’inchiesta su Banca Carige.

Io non vedo l’ora che faccia una commissione di inchiesta, e soprattutto che non sia come tante altre che finiscono nel nulla, ma che vada a fondo sul serio. Perché penso che non possa essere definito io la causa di tutti i mali di Carige. Anche se incontro genovesi che mi dicono “meno male quande scià gh’ea”, meno male quando lei c’era, perché le cose non andavano così. Altri invece mi dicono di tutto perché hanno perso il valore delle azioni. Però vorrei che la commissione d’inchiesta venisse fatta”.

Alla domanda su cosa dirà alla commissione, Berneschi parla senza entrare nel dettaglio – per timore di nuove querele – di gufi all’interno di Bankitalia e poi di Ior e di altro.

“Vorrei parlare dell’ispezione della Banca d’Italia che a mio giudizio è stata ispirata da qualcuno. Perché non si possono fare due ispezioni a distanza di quattro mesi. Secondo: la vicenda delle quote della Banca d’Italia. Se il mio progetto fosse andato in porto, oggi il sistema bancario italiano non avrebbe avuto problemi, neanche le banche venete. Quindi i rapporti di alcuni miei consiglieri con gli ispettori della Banca d’Italia per farmi fuori: certi gufi devono essere smascherati”.

“Non ho avuto contraddittorio con gli ispettori, è un mio diritto: le norme prevedono di parlare col presidente della banca, devi cicchettarlo, fare tutto quello che devi (ndr: Chi mi ha fatto fuori?) Ne parleremo in commissione d’inchiesta. Ora non voglio rischiare ulteriori querele. Voglio parlare dello Ior, della Fondazione com’era retta prima, quanto ci ha rimesso. E infine voglio parlare del fatto che hanno violato la riservatezza. Hanno rovinato la mia famiglia. Sono stato rapinato, picchiato, malmenato. Lasciamo perdere, inutile che faccia l’elenco. Mi auguro che Di Maio sia serio e faccia la commissione d’inchiesta. Ricordiamo che io ho lasciato il titolo a 2,4 euro per azione”.