Carige: è il caos. Scontro al vertice, tempo stringe

20 Giugno 2016, di Daniele Chicca

ROMA (WSI) – Il tempo stringe per Banca Carige. Mentre mancano due settimane per convincere la Bce che il piano industriale richiesto sia soddisfacente e rispetti i requisiti desiderati, il caso dell’offerta del fondo Apollo è finito in tribunale nell’ambito di una lotta al vertice molto aspra.

Il programma dovrà essere approvato entro il 30 giugno prossimo se la banca regionale guidata da Giuseppe Tesauro e Guido Bastianini vuole tenere a galla la banca ligure nata nel lontano 1483. Oggi il titolo guadagna il 3,62% alla Borsa italiana, in un contesto positivo per il mercato e il reparto bancario. Ma da fine novembre a venerdì scorso ha perso due terzi del valore in Borsa.

Gli obiettivi principali del piano ipotizzato venerdì dal CdA e volto a rafforzare la solidità dell’istituto e aumentarne la competitività, sono due. Innanzitutto la vendita delle sofferenze bancarie ereditate negli anni della crisi e da una gestione del management controversa, finita anche nel mirino di Bankitalia e procura. In secondo luogo la messa a punto di un piano per tornare alla redditività.

Per dare la luce verde la Bce vuole ottenere un nuovo piano che tenga conto del deterioramento dello scenario attuale rispetto alle previsioni e che sia in grado di riflettere nuove considerazioni sulle opzioni strategiche a disposizione del gruppo. La lettera fatta recapitare a metà febbraio, proprio in concomitanza con la cacciata dei vertici.

L’istituto di Francoforte vuole assicurarsi che Carige sappia muoversi con successo sul doppio fronte delle eventuali aggregazioni e dello smaltimento di crediti deteriorati. Nel caso delle sofferenze bancarie, l’unica offerta resa pubblica è stata ad oggi quella del fondo americano Apollo.

Il fondo americano ha proposto di comprare tutto il portafoglio di crediti inesigibili, del valore di circa 3,5 miliardi di euro, per una somma pari a 695 milioni, e di varare un aumento di capitale da 550 milioni. Ma per ora il board di Carige ha respinto al mittente entrambe le offerte, ritenendole inferiori al valore della banca. Negli ultimi giorni è facile immaginare che la Bce abbia fatto pressioni perché i membri del CdA si convincano ad accettare.

L’aumento è stato escluso dagli azionisti, perché “sarebbe il terzo in tre anni” e perché i piccoli azionisti non lo potrebbero reggere. Proporlo sarebbe “inutile, visto che gli indici patrimoniali della banca soddisfano le richieste della Bce”. A questo punto sarebbe meglio un intervento del fondo Atlante, secondo il presidente dei piccoli azionisti. Il problema di Carige oggi non è il capitale ma “la redditività”, ha detto Francesco Salvietti.

Scontro frontale al vertice: fatto “molto grave”

La decisione presa venerdì scorso di formalizzare l’accusa e intraprendere un’azione legale contro gli ex vertici per una discussa operazione di cessione per 310 milioni di euro delle quote nel ramo assicurazioni è solo l’ultimo stadio di una intensa lotta ai vertici della Banca Carige.

Il CdA ha deliberato di agire in giudizio dell’ex presidente Cesare Castelbarco Albani, dell’ex AD Piero Montani e di alcuni soggetti del gruppo Apollo per ottenere il risarcimento dei danni conseguenti alla vendita delle partecipazioni di Carige nelle compagnie di assicurazione e agli altri comportamenti tenuti dai soggetti del suddetto gruppo in un secondo momento.

“Un’azione legale di questo tenore è senza dubbio un fatto molto grave”, così l’ha definita Salvietti interpellato dal Secolo XIX. I due manager erano stati licenziati l’11 febbraio dalla famiglia Malacalza.

L’assemblea successiva si era infiammata quando il legale del primo azionista, l’avvocato Vincenzo Mariconda, si era espresso molto duramente nei confronti dell’AD e presidente in scadenza di mandato, accusandoli di non avere saputo rilanciare la banca, di avere raggiunto risultati economici “molto deludenti e inadeguati alla potenzialità di Carige” e di avere favorito la fuga di notizie relativamente alla proposta del fondo Apollo.

La decisione, comunicata il board della banca in  una nota, è “doverosa per tutelare gli interessi della società e di tutti i suoi stakeholder, in primis le migliaia di azionisti“. La decisione è maturata a seguito di un’approfondita analisi delle cause che, unitamente a quelle di contesto e di sistema, hanno “negativamente influito sui risultati economici e sulla vita della società”.

In seguito all’approvazione delle linee guida del nuovo piano industriale per il periodo 2016-2019, fa sapere sempre l’istituto in un comunicato, “si procederà alle opportune iniziative di comunicazione nei confronti degli azionisti e della clientela in vista del rafforzamento e rinnovamento dei tradizionali rapporti che li legano alla banca”.