Capgemini: il coronavirus ha allargato il digital divide, ecco perché è urgente colmarlo

6 Maggio 2020, di Mariangela Tessa

Il coronavirus ha allargato il digital divide. Se già prima della pandemia il 69% della popolazione mondiale non aveva accesso a Internet, questo trend si sono intensificati a causa degli eventi a livello globale degli ultimi mesi.

Lo evidenzia l’ultima ricerca del Capgemini Research Institute dal titolo “The Great Digital Divide: Why bringing the digitally excluded online should be a global priority”, da cui emerge che anche senza la pandemia globale il digital divide è legato a tre fattori: età, reddito ed esperienza.

Quasi il 40% della popolazione offline che vive in condizioni di povertà non ha mai utilizzato internet per via del costo proibitivo, e la fascia d’età con la più alta percentuale di componenti offline nel campione2 è quella tra i 18 e i 36 anni (43%). Complessità d’uso di internet (65%) e “mancanza di interesse” legata a una sensazione di paura (65%) sono state citate anche da alcuni segmenti della popolazione offline.

Queste ragioni fanno sì che le persone non siano in grado di accedere ai servizi pubblici, come informazioni sanitarie essenziali, dato che i governi fanno sempre più affidamento su risorse online.

Da qui l’urgenza – sottolinea lo studio – di colmare il gap tra la popolazione online e quella offline, vista come priorità sia delle organizzazioni pubbliche sia di quelle private, che devono collaborare per assicurarsi che l’accesso ai servizi essenziali venga garantito anche alle persone emarginate a livello digitale.

“La pandemia di COVID-19 ha reso necessario un cambiamento globale nel modo in cui le persone vivono, lavorano e socializzano; con l’aumento della disoccupazione e le misure di isolamento, un livello base di inclusione digitale è diventato quasi universalmente essenziale. I risultati della ricerca, condotta poco prima della diffusione della pandemia, sono ancora più pertinenti alla luce del contesto attuale, con la crescente dipendenza dai servizi digitali, fattore che accentua quella che era già una situazione molto difficile per la popolazione offline” si legge nello studio, che mette nero su bianco gli effetti negativi causati dalla mancanza di connettività. Tra questi:

  • esclusione sociale e ostacola l’accesso ai servizi pubblici
  •  sentimenti di isolamento, inadeguatezza o solitudine: il 46% degli intervistati offline ha dichiarato che si sentirebbe più connesso con gli amici e la famiglia se avesse accesso a internet.
  • solo il 19% della popolazione offline che vive in condizioni di povertà ha dichiarato di aver richiesto un sussidio pubblico negli ultimi 12 mesi per motivi legati a reddito, età, disabilità o qualsiasi altro fattore. Questo potrebbe rappresentare un problema quando l’e-Government e i servizi pubblici online diventeranno sempre più diffusi.
  • come conseguenza della trasformazione digitale dei servizi pubblici e delle crescenti difficoltà nella gestione delle proprie pratiche, il 34% degli intervistati ha espresso interesse nell’utilizzo di internet per richiedere sussidi pubblici come quelli legati all’alloggio, ai beni alimentari e all’assistenza sanitaria.

“Il COVID-19 avrà probabilmente un impatto duraturo sull’accesso ai servizi pubblici e sull’atteggiamento nei confronti di opportunità come il lavoro da remoto, quindi le aziende che lavorano per superare il digital divide e creare un cambiamento di lungo periodo e non una soluzione temporanea hanno una responsabilità a livello collettivo”, ha affermato Alessandra Miata, HR Director e CSR Head di Capgemini Business Unit Italy.

“Sulla scia di questa pandemia, ci aspettiamo che il digital divide venga colmato. Per esempio, le persone anziane che non hanno mai sentito il bisogno di un accesso al mondo digitale si troveranno rapidamente a dover utilizzare gli strumenti digitali per le interazioni sociali o per l’acquisto di beni. Tuttavia, in questo caso si tratta di soggetti che hanno la possibilità di accedere a internet e che precedentemente hanno scelto di non farlo. L’impatto sarà maggiore tra le fasce di popolazione che ancora non possono utilizzare i servizi online, sia per via dei costi sia per la mancanza di una infrastruttura locale. Ci sarà un effetto polarizzante, soprattutto per chi già vive o rientra nella soglia di povertà”.