Buste plastica a pagamento: tutte le verità non dette

4 Gennaio 2018, di Alessandra Caparello

ROMA (WSI) – Polemica negli ultimi giorni per il nuovo obbligo di usare al supermercato  sacchetti biodegradabili a pagamento per pesare e prezzare le merci sfuse.

Una novità che da più parti si dice imposta dall’Unione europea ma così in realtà non è. Il riferimento è ad una direttiva europea, la 2015/720 che introduce l’obbligo di limiti ai sacchetti della spesa simili a quelli che esistono da anni in Italia, dove le buste del supermercato sono biodegradabili e a pagamento da anni.

La direttiva Ue spinge a ridurre l’uso di sacchi di plastica e a fare ricorso alla bioplastica e precisava esplicitamente la possibilità di escludere dalle misure le bustine trasparenti per frutta e verdura. Il governo Gentiloni con un emendamento al Dl Mezzogiorno durante il passaggio al Senato, ha imposto un obbligo che nel testo della direttiva comunitaria del 2015 non era affatto previsto:  dal 1° gennaio vige l’uso esclusivo di plastica biodegradabile per i sacchettini ultraleggeri con i quali si pesano e si prezzano i prodotti sfusi come pane, ortaggi, frutta.

La normativa riguarda tutte le borse di plastica ultraleggere, quindi non solo quelle usate al supermercato per prezzare e pesare frutta, verdura, pane ma anche tutti quello utilizzati per piccoli imballaggi di plastica come i sacchetti del farmacista. Tutti questi sacchetti devono essere pagati dal consumatore – cosa che avveniva anche prima solo che a differenza del passato ora il prezzo appare nello scontrino.

“Le borse di plastica in materiale ultraleggero non possono essere distribuite a titolo gratuito e a tal fine il prezzo di vendita per singola unità deve risultare dallo scontrino o fattura d’acquisto delle merci o dei prodotti imballati”.

Lo stratagemma usato per evitare di pagare i due centesimi e che spopola in rete è quello di mettere direttamente il prezzo adesivo sulla merce senza la busta. Una tassa occulta, un regalo alla Novamont, azienda a cui si deve l’invenzione del Mater-Bi, dicono i detrattori nelle ultime ore. Tutte bugie, invece per Legambiente:

“Troppe bufale e inesattezze sui sacchetti biodegradabili e compostabili  che  invece fanno bene all’ambiente e aiutano a contrastare  il problema  dell’inquinamento da plastica   Non c’è nessuna tassa occulta né monopolio aziendale. E il problema delle buste usa e  getta si può facilmente superare con una circolare ministeriale che permetta  ad esempio l’uso e riutilizzo delle retine”.