Rendimenti Buoni fruttiferi, investitori stupiti da dietrofront Cassazione

30 Maggio 2019, di Alberto Battaglia

“Solo i buoni fruttiferi postali sono sempre buoni, perché sono garantiti dallo stato”: così recitava uno spot delle Poste nel 2015. Ma la garanzia dello stato si applica continuità degli interessi accordati in origine, di fatto, beffando numerosi risparmiatori che hanno ricavato dall’investimento molto meno del previsto. In verità, a partire dal 1999 ciò era chiaro agli investitori, ma per i buoni emessi in precedenza sembrava vigessero altre regole: una sentenza, però, ha ribaltato il precedente orientamento in materia.

La Cassazione, infatti, ha emanato lo scorso marzo una sentenza secondo la quale anche i Buoni fruttiferi emessi prima del 1999 possono subire una modifica retroattiva dell’interesse – intervenendo sul rendimento di un buono già emesso, ma con effetto da applicarsi a partire dal momento del decreto ministeriale.

Ciò tuttavia non era possibile secondo la legge con la quale erano regolati fino a quel momento, ovvero il Codice Postale del 1973.

Una precedente posizione della stessa Suprema Corte, del 2007, stabiliva che gli interessi da applicare sui Buoni ante 1999 erano quelli espressi sulla tabella cartacea in possesso degli investitori e non quelli modificati in seguito dallo Stato.
Il nuovo orientamento della Cassazione è ora il seguente, invece. L’investitore, essendo a conoscenza del fatto che a regolare gli interessi dei Buoni era il Codice Postale avrebbe accettato il fatto che quest’ultimo potesse essere successivamente modificato, cambiando le regole.

Inoltre, i portatori non sono stati direttamente informati delle modifiche subite. Ma questo, per la Cassazione non costituisce una violazione: è sufficiente che le norme sul rendimento dei Buoni vengano pubblicate in Gazzetta ufficiale perché tutto sia regolare.