Economia

Bulgaria nell’Eurozona da gennaio 2026, ma la metà dei cittadini dice no

Dal primo gennaio 2026, la Bulgaria diventerà ufficialmente il 21esimo membro dell’Eurozona. Una svolta epocale per il Paese balcanico, che da anni mantiene il lev agganciato all’euro ma che ora completerà l’adesione alla moneta unica.

Parametri rispettati

Il semaforo verde della Commissione europea e della BCE è arrivato la scorsa settimana. Inflazione sotto controllo, recentemente rientrata sotto la soglia richiesta del 2,8%, debito tra i più bassi dell’UE (24,1% del PIL), cambio stabile: il Paese soddisfa i criteri previsti.  Ora si attende solo il via libera formale del Consiglio Ecofin l’8 luglio. Un passaggio ritenuto ormai una formalità.

Restavano preoccupazioni su corruzione e riciclaggio di denaro, ma secondo Bruxelles e Francoforte sono stati compiuti progressi sufficienti.

Ma mentre a Bruxelles si brinda, nelle strade di Sofia si protesta. Secondo l’ultimo Eurobarometro, il 50% della popolazione bulgara è contrario all’introduzione dell’euro, contro un 43% favorevole. Il resto è in bilico, tra dubbi, disinformazione e diffidenza verso un progetto europeo percepito sempre più come imposto dall’alto.

Timori reali, paure gonfiate

Le perplessità dei cittadini si concentrano su tre fronti principali: il rischio inflazione, la perdita di controllo economico e l’erosione dell’identità nazionale.

“Il cambio di valuta genera sempre uno shock psicologico e qualche aumento opportunistico dei prezzi”, ha spiegato alla CNBC Valentin Tataru, economista di ING. “Ma in Bulgaria, dove il lev è già ancorato all’euro, l’impatto sarà contenuto”.

Più delicato il nodo della sovranità monetaria. Il passaggio all’euro significherà cedere alla BCE il controllo sui tassi d’interesse.

Una perdita di autonomia percepita come simbolica da molti cittadini, soprattutto nelle aree rurali”, ha aggiunto – secondo la CNBC – Andrius Tursa, analista di Teneo. Ma non mancano le contropartite: “i paesi dell’Eurozona beneficiano di tassi più bassi e maggiore stabilità finanziaria”, aggiunge.

Il nodo politico

Se da un lato il premier Rosen Zhelyazkov (centro-destra, GERB) spinge convinto per l’ingresso nell’eurozona – considerato “strategico per la crescita” – dall’altro le forze populiste e filorusse cavalcano l’onda del malcontento. Le proteste in piazza, le teorie complottiste che circolano sui social (dal “furto” dei conti dormienti alla “sorveglianza digitale”), e le richieste di referendum agitano il dibattito pubblico.

“L’euro rischia di diventare un detonatore politico in un Paese fragile, che ha avuto sette governi in quattro anni”, avverte Tursa.

Il presidente Rumen Radev ha provato a forzare la mano con una proposta di consultazione popolare, poi bocciata dal parlamento.

Nonostante le tensioni, gli economisti convergono su un punto: i vantaggi derivanti dall’ingresso nella zona euro supereranno decisamente i costi sia in termini di credibilità internazionale sia in termini di attrattività per gli investitori. Un’analisi condivisa anche dalla BCE, che sottolinea l’importanza dell’accesso diretto al sistema finanziario dell’euro e alla vigilanza bancaria europea.

Anche l’export e il turismo – due pilastri dell’economia bulgara – potrebbero trarre grande beneficio dalla moneta unica. Nel 2023, oltre il 60% delle esportazioni bulgare era diretto verso altri Stati UE, mentre nel 2024 sono stati registrati oltre 13 milioni di visitatori stranieri.