Brexit, white paper: furiose polemiche contro May

12 Luglio 2018, di Alessandra Caparello

LONDRA (WSI) – All’arrivo al summit della Nato la premier inglese Theresa May ha annunciato la pubblicazione imminente del White Paper, il Libro bianco sulla Brexit in cui vengono descritte proprio le nuove proposte della linea morbida assunta di Theresa May. È con questo testo che la leader inglese si gioca il posto e la credibilità.

L’ala più conservatrice del partito valuterà con attenzione il documento, il testo più importante sulla Brexit da quando a giugno 2016 il 52% dei britannici che si sono presentati al voto si è schierato a favore dell’addio all’UE, per vedere se May merita ancora il loro appoggio.

Londra nutre la speranza di conservare la libera circolazione delle merci, trovando un’intesa per una unione doganale con l’Europa. Al contempo la libera circolazione delle persone verrà limitata e le banche saranno obbligate ad aprire una succursale nel resto del continente se vorranno continuare a essere operative nell’Unione Europea.

Proprio la natura troppo soft del testo ha spinto alle dimissioni già due membri di alto profilo del governo, il ministro per la Brexit David Davis e l’uomo volto del referendum, il titolare del dicastero degli Esteri Boris Johnson. May si è attirata le critiche dei deputati inglesi anche per il fatto che abbia chiesto ad Angela Merkel l’approvazione del documento.

Anche il mondo della finanza è interdetto, con May che di fatto si è rassegnata all’idea che le banche britanniche dovranno abbandonare l’unione bancaria europea. 

Chiede approvazione a Merkel: May accusata di violare costituzione

Pare che May abbia detto ai suoi che il testo non può essere modificato perché ha già ricevuto l’ok di Merkel. Jacob Rees-Mogg, deputato del partito conservatore, ha dichiarato che è incostituzionale discutere di politica britannica con i leader UE prima di averlo fatto con il suo proprio governo e parlamento.

Le dipartite all’interno del governo di Theresa May si sono consumate in aperta polemica proprio contro la linea morbida assunta dall’inquilina di Downing Street nelle trattative per l’uscita di Londra dal blocco europeo. E ora il governo inglese è sempre più sotto pressione.

“Il White Paper offrirà maggiori dettagli sulle relazioni Ue-Gran Bretagna post Brexit, che includeranno in ogni caso la fine della libera circolazione delle persone, della giurisdizione della Corte europea di giustizia, lo stop ai grandi contributi al bilancio Ue e l’uscita dalla Politica agricola comune e della pesca”.

Niente visto per turisti, studenti e alcuni lavoratori

Nel libro bianco si chiede di mantenere la libera circolazione di alcune categorie di persone, come studenti e lavoratori qualificati. Nel documento viene precisato che con la Brexit va riconosciuto il “rapporto profondo che intercorre tra la gente britannica e quella dell’Unione Europea”.

Non ci sarà inoltre bisogno di un visto per chi viaggia per motivi quali turismo o studio e nemmeno per lavoro temporaneo. Anche se verrà messa fine alla libera circolazione delle persone al termine del periodo di transizione a dicembre 2020, il documento precisa che vanno riconosciute le relazioni strette tra i cittadini britannici e quelli europei.

Londra e Bruxelles non avranno facile accesso ai mercati rispettivi come invece avviene ora che fanno parte dello stesso blocco. Il governo cercherà di trovare un accordo in mod tale che le società di servizi finanziari britanniche ed europee vedranno ridotte le possibilità di accesso corrispettive dal 2021.

May rischia di essere sfiduciata

Nonostante le dimissioni illustri di Johnson e Davis, che di per sé non hanno smosso troppo la sterlina a parte un brusco calo ‘emotivo’ iniziale, la questione chiave riguarda la stabilità di un esecutivo a traino conservatore sempre più fragile politicamente.

La sensazione diffusa è che ci sarà ancora un voto di sfiducia per Theresa May e si tratta di un rischio reale per il governo di cadere. Questo perché i Brexiteers favorevoli a una “hard Brexit” quando leggeranno il White paper concluderanno che l’accordo è una scappatoia, come ha dichiarato Boris Johnson, visto che trasformerà il Regno Unito in una “colonia dell’Unione europea”.

Non va tralasciato, poi, che i negoziati tra i due blocchi hanno lasciato tuttora irrisolti i dubbi sul confine irlandese e sulla possibile adesione britannica all’unione doganale europea, due questioni spinose che rischiano di far saltare un accordo definitivo. La primo ministro ha intenzione di fare tutto il possibile affinché l’esecuzione della Brexit, prevista per il marzo 2019, non giunga priva di alcun accordo con i partner europei.

Ma ora deve fare i conti con le divisioni interne al suo partito. L’onorevole Johnson pronuncerà il suo discorso di dimissioni la prossima settimana e inviterà i cittadini a respingere May perché non ha rispettato il volere dei cittadini sancito dall’esito del referendum britannico, in quello che si profila come un vero e proprio tentativo di rivolta politica.

Altra questione è come reagirà l’Unione Europea al White paper. Lunedì sera, parlando a New York, il negoziatore per Brexit per l’Unione europea, Michel Barnier, ha espresso toni positivi sul Libro bianco affermando che Bruxelles è d’accordo con l’80% del contenuto e che non e si è poi così lontani dal 20% finale.

Se l’Unione Europea dovesse respingere senza appello il compromesso del Libro bianco del Regno Unito, la premier May si troverà in una situazione molto difficile e potrebbe essere seriamente estromessa. Allora Barnier si troverà di fronte i Brexiteers della prima ora, quelli più agguerriti, tra cui l’ex leader dell’UKIP Nigel Farage che si è detto pronto a tornare in pista entro marzo 2019 se le cose non dovessero andare bene per la Gran Bretagna.