Brexit, Tesoro italiano: piano di emergenza in caso di no deal

24 Gennaio 2019, di Daniele Chicca

L’Italia non può più aspettare: la situazione sempre più caotica intorno alla Brexit ha imposto al Tesoro di correre ai ripari. Il governo ha pensato bene di delineare un piano di emergenza nel caso in cui il divorzio del Regno Unito avvenga senza un accordo con l’Unione Europea.

Londra dovrebbe riuscire a evitare lo scenario catastrofico del “no-deal” grazie allo slittamento dell’attivazione dell’articolo 50. Tuttavia il Mef preferisce non correre rischi, data l’incertezza generale e la confusione politica a Downing Street.

Per questo il governo giallo verde ha varato misure mirate, necessarie a garantire piena continuità dei mercati e degli intermediari finanziari. Uno scenario di Brexit senza accordo – temuto da tutti, non soltanto dai mercati finanziari – comporta che dal 30 marzo il Regno Unito diverrà a tutti gli effetti uno Stato terzo.

Le conseguenze di una Brexit senza accordo

La prima conseguenza sarà la discontinuità nei rapporti bilaterali con l’UE, si legge in una nota. Anche se poi, è vero che sotto il profilo politico tutto può ancora accadere in UK, con Londra che alla fine potrebbe preferire di rimanere all’interno del blocco europeo.

Il Tesoro adotterà le misure, “predisposte in stretto raccordo con le autorità di vigilanza e sentite le associazioni di categoria” soltanto nel caso di formalizzazione dell’addio di Londra senza un’intesa. Per farlo con tutta probabilità il governo predisporrà un decreto legge, ma solo “qualora ne ricorrano necessità e urgenza”.

L’obiettivo, spiega sempre il Tesoro nella nota, è quello di “assicurare la stabilità finanziaria, l’integrità e la continuità operativa di mercati e intermediari nonché la tutela degli investitori e della clientela“. Questo avverrebbe tramite “l’introduzione di un congruo periodo transitorio nel quale i soggetti potranno continuare ad operare”.

Il tutto si svilupperebbe dunque in maniera del tutto analoga a quanto previsto durante il periodo transitorio della Brexit, come previsto in caso di accordo tra il Regno Unito e la Ue.