Brexit, scadenza in arrivo. Johnson “a suo agio” anche in caso di no-deal

3 Dicembre 2020, di Alessandra Caparello

E’ ottimista il premier inglese Boris Johnson su un possibile accordo in extremis con l’Ue per la Brexit  a ormai meno di un mese dalla fine della fase di transizione fissata per il 31 dicembre prossimo. A dirlo la portavoce del premier britannico, Allegra Stratton, ribadendo che Johnson si sente “a suo agio anche” con la prospettiva di un no deal e di relazioni commerciali regolate dalle norme del Wto come accade fra Bruxelles “e l’Australia”.

Brexit, Johnson fiducioso su accordo

Il portavoce del governo britannico Stratton aggiunge che il premier ha “la più grande fiducia” nel team negoziale britannico guidato da David Frost. “Abbiamo un team che sta lavorando davvero duro per arrivare a un accordo”, ha poi insistito Stratton, rinnegando l’ipotesi di trattative future nel 2021.

Ma la controparte di Londra, Bruxelles, resta ancora incerta sulla possibilità di trovare un accordo commerciale. Il capo negoziatore Ue, Michel Barnier, ha messo in guardia i 27 stati membri riferendo sullo stato di avanzamento dei negoziati in corso fra Bruxelles e Londra e, secondo quanto riferiscono fonti a Bruxelles, le divergenze restano sulla pesca, sull’allineamento normativo a garanzia di una concorrenza commerciale leale (il cosiddetto level playing field) e sugli aiuti di stato.

La pesca è uno dei nodi più difficili da sciogliere nel negoziato tra Unione Europea e Gran Bretagna. Nell’UE i pescherecci di ogni Paese hanno accesso pieno alle acque degli altri ma la pesca di ogni specie è legata a precise quote che vengono stabilite ogni dicembre. Una volta uscita dall’Unione Europea, la Gran Bretagna propone di discutere ogni anno con Bruxelles le quote riservate ai pescherecci degli Stati Ue mentre l’Unione Europea intende mantenere lo status quo.

Come ha ricordato di recente Candriam esistono tre possibili scenari per il periodo post-transizione: un accordo onnicomprensivo, una Brexit che seguirebbe le regole dell’Organizzazione Mondiale del Commercio o l’ipotesi più probabile di un partenariato economico, come ad esempio un accordo di libero scambio per le merci esenti da quote e da dazi.