Economia

Brexit: sale tensione tra Londra e Bruxelles, torna spettro no deal

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Appare sempre più in salita la strada per l’accordo tra Ue e Londra sulla Brexit, dopo l’escalation di tensione tra le due parti degli ultimi giorni. Già nel fine settimana, il Financial Times aveva rivelato che, in settimana, il governo di Londra avrebbe illustrato oggi una legge per il mercato interno britannico che non teneva conto dei paletti decisi sulla “questione irlandese” nell’accordo che aveva sancito l’uscita dall’Unione europea.

Peraltro le ulteriori indiscrezioni della stampa UK che indicano che Johnson è effettivamente intenzionato a cancellare parti dell’accordo (in particolare sul confine con l’Irlanda) hanno ottenuto conferma dalla circostanza che il capo del dipartimento legale del Governo, Payne, ha dato le dimissioni in contrasto col Primo Ministro.

Londra ammette violazione del diritto internazionale

Il passo falso è stato confermato dallo stesso esecutivo di Londra, che ha ammesso una violazione del diritto internazionale “limitata” sul capitolo Brexit.

“Violiamo il diritto internazionale, ma in modo molto specifico e limitato”, ha affermato ieri il segretario di Stato britannico per l’Irlanda del Nord, Brandon Lewis, riferendosi all’Internal Market Bill, la cui presentazione è prevista per venerdì prossimo al Parlamento britannico.

In risposta, Bruxelles ha dichiarato che l’osservanza dell’accordo di Dicembre scorso è un prerequisito per procedere con le negoziazioni e che eventuali violazioni di accordi di diritto internazionale non saranno accettate).

La situazione è poi diventata più incandescente, lunedì, alla vigilia degli incontri di negoziazione, quando il premier Johnson aveva minacciato un No deal in assenza di un accordo entro il 15 ottobre. Una opzione che sarebbe addirittura un “buon risultato per il Regno Unito”, secondo Johnson.

Conseguenze sul mercato

“L’impressione è che nella migliore delle ipotesi Johnson abbia intenzione di adottare una tattica di negoziazione aggressiva, e nella peggiore che sia disposto davvero a uscire senza accordo, se non otterrà quanto richiesto in termini di dogane e di libertà di supportare i settori economici nazionali.
In ogni caso, con ogni probabilità si va verso più fasi di stallo delle trattative. Le ricadute sulla sterlina si sono notate parecchio e non è escluso che più avanti anche l’euro e il sentiment sull’azionario ne risentano” ha spiegato Giuseppe Sersale, Strategist di Anthilia Capital Partners Sgr.

Sul mercato dei cambi, oggi resta sempre debole la sterlina, già ieri penalizzata dal rischio Brexit no deal: ora vale 1,2935 dollari (1,2976), mentre l’euro è indicato a 0,9100 pound (0,9040 ieri)