Brexit, proteste a Westminster: 1,4 milioni di firme contro sospensione del parlamento

29 Agosto 2019, di Alberto Battaglia

Continua a salire il contatore delle firme raccolte online contro la sospensione del parlamento britannico fino al 14 ottobre. Secondo i promotori della petizione quella annunciata dal primo ministro Boris Johnson sarebbe una scelta che spianerebbe la strada a una Brexit senza accordo. Attualmente raccolta firme, in corso sul sito ufficiale del parlamento britannico, ha raggiunto quota 1,4 milioni, con particolare concentrazione nelle grandi città.

L’appello dei firmatari è, testualmente, di non “prorogare o dissolvere il parlamento a meno che, o fino a quando, il periodo dell’articolo 50 non sia stato sufficientemente esteso o l’intenzione del Regno Unito di ritirarsi dall’Ue sia stata annullata”. In altre parole, si vorrebbe allontanare lo scenario a più riprese evocato dal primo ministro, Boris Johnson: nessuna proroga, il 31 ottobre l’interregno si conclude con l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea.

Dato il numero di firme raccolte finora, sia il parlamento sia il governo del Regno saranno tenuti, rispettivamente, a discutere e rispondere della richiesta sollevata dai sostenitori della petizione. Davanti a Westminster, sede del parlamento britannico, sono in corso le proteste contro quello che viene definito come un colpo contro la democrazia. A cavalcare la protesta è soprattutto il partito laburista; secondo il leader Jeremy Corbyn quello tentato da Johnson è “un furto con scasso della democrazia”.

Secondo il leader della Camera dei Comuni, Jacob Rees-Mogg, le proteste scatenate nel Paese per la scelta della sospensione sono “artefatte”, anche perché la sospensione è prevista dalle consuetudini costituzionali, e consentirà, comunque, il dibattito parlamentare sulla Brexit. “Le proteste che abbiamo avuto nelle ultime 24 ore, che penso siano quasi del tutto confuse, provengono da persone che non hanno mai voluto lasciare l’Unione Europea”, ha detto Rees-Mogg a Bbc Radio 4, “questo è il più grande momento di rabbia per loro, o di rabbia confusa, perché dopo il 31 ottobre avremo lasciato l’Ue”, ha aggiunto.

Anche fra le file dei conservatori, tuttavia, non mancano forti dissapori. Il membro conservatore della Camera dei Lord, George Young, ha deciso di dimettersi in segno di protesta contro la sospensione del parlamento. “Pur non essendo d’accordo con le iperboli di alcuni critici, non sono convinto dalle ragioni fornite per quella decisione, che, credo, rischia di minare il ruolo fondamentale del Parlamento in un momento critico della nostra storia e rafforza l’opinione che il governo potrebbe non avere la fiducia della Camera sulla Brexit”, ha scritto Young. Anche l’ex premier David Cameron si è dichiarato “molto scontento” della decisione.