Brexit, May pronta a stringere patto con il “diavolo” Corbyn

17 Gennaio 2019, di Daniele Chicca

Messa con le spalle al muro, pur di vedere approvato un testo di accordo che scongiuri il caso post Brexit, la premier britannica Theresa May sembra che sia disposta a fare concessioni verso una Brexit più morbida.

La leader dei conservatori inglesi ha intenzione di cambiare il testo dell’accordo per poter ottenere l’approvazione del parlamento. Lo riferisce Bloomberg citando una fonte a conoscenza della vicenda.

Dal momento che mancano soltanto 10 settimane alla deadline del 29 marzo e che ha soltanto tre giorni lavorativi di tempo per ottenere l’approvazione del parlamento, May è pronta a scendere a patti con il “diavolo” (ossia Jeremy Corbyn, guida dei progressisti labouristi, e l’opposizione più in generale, valicando la linea rossa che si era auto imposta.

“Questo significherebbe mantenere legami più stretti con l’Unione Europea, un esito che è sostenuto dai partiti all’opposizione”. In mancanza del sostegno di una parte dei suoi, come i Brexiteers della prima ora che chiedono una Brexit più “hard” o addirittura un “no-deal” piuttosto che una Brexit morbida, May si rivolgerà quindi a tutti gli altri parlamentari e ai leader politici esterni al suo partito.

Sui mercati la sterlina ha accolto con entusiasmo la notizia in un primo momento, ma ha poi perso slancio quando è venuto fuori che in realtà le richieste dell’Opposizione per poter collaborare con il governo sono per il momento ancora troppo alte. Proteggere i legami commerciali con il blocco europeo sarebbe positivo per la divisa britannica.

Per salvare la faccia del governo e scongiurare uno scenario catastrofico di Brexit priva di accordi, i leader dei partiti rivali ai Tories hanno iniziato a farsi avanti e imporre le loro condizioni. Tra queste richieste si possono citare l’opzione di rimandare la Brexit e persino un secondo referendum sull’appartenenza all’UE.

Il presidente dei conservatori lo ha escluso chiaramente: Secondo Brandon Lewis, infatti, un’unione doganale impedirebbe al Regno Unito di avere una politica commerciale indipendente e vanificherebbe uno dei principali vantaggi della Brexit.

Uno degli aspetti chiave del nuovo testo riguarderà non solo il mercato comune e gli aspetti legali per i cittadini europei in suolo britannico e quelli inglesi che vivono e lavorano in UE, ma anche l’unione doganale e il confine “duro” che si verrà a formare inevitabilmente tra le due Irlande.

Confine soft tra le due Irlande “ucciderebbe industria agricola”

Stando a quanto riferito dagli esperti in materia, i controlli a entrambi i lati della frontiera irlandese saranno obbligatori in caso di “no-deal” e i costi extra e i ritardi conseguenti rischiano di infliggere un duro colpo finanziario alle piccole e medie imprese.

Lo ha detto al Guardian Michael Lux, ex capo della legislazione e delle procedure doganali presso la Commissione Europea, smentendo quando dichiarato dai partiti pro Brexit e fautori dell’uscita del Regno Unito dal blocco europeo. Secondo lui Londra si vedrà costretta a imporre controlli e dazi doganali all’area settentrionale della frontiera.

Inoltre, le regole dell’Organizzazione Mondiale del Commercio prevedono che un singolo paese come il Regno Unito possa offrire un accordo di libero scambio con zero dazi a chi vuole. Ma a quel punto sarà obbligato a offrire le medesime condizioni vantaggiose a tutti gli altri paesi con cui fa affari commerciali.

Questo significa che paesi come Brasile e Nuova Zelanda, che al momento devono sborsare dazi elevati, avrebbero cibo a basso costo, se si applicherà un confine soft in Irlanda del Nord o altrove.

Questo “ucciderà l’industria agricola britannica”, dice Lux, aggiungendo che i Brexiters che sostengono che Londra non dovrà imporre i controlli alla dogana nordirlandese peccano di “ingenuità”. Le norme del WTO sono molto chiare in materia.

Se non si impongono dazi (o si impongono più bassi) dove si vuole, si violano le regole del commercio globale. Una delle norme – l’articolo 3 – dice che se si impone una tariffa più bassa a una nazione specifica, allora la si deve applicare a tutti i membri.

“Se Londra facessero questo con l’Irlanda del Nord, dovrebbe far valere quel diritto anche in tutto il resto del paese”, finendo per rimetterci.