Brexit, Londra sull’orlo del no deal: aziende corrono ai ripari

21 Marzo 2019, di Daniele Chicca

La Brexit slitta al 30 giugno o sarà no deal. Le autorità europee sono esasperate dall’incapacità politica inglese di trovare un accordo in parlamento e le aziende corrono ai ripari. Bruxelles potrebbero anche rifiutare di accettare uno slittamento dell’articolo 50. In quel caso, nonostante la contrarietà dei deputati di Londra che si sono opposti a un simile scenario catastrofico per sterlina ed economia, ci sarà una Brexit disordinata.

È un’ipotesi che i mercati non scontano e che rischia di mandare in confusione gli affari commerciali e il passaggio di beni e persone alla dogana. Il ministro britannico degli Esteri è ottimista, dicendo che potrebbe esserci un summit di emergenza per offrire al Regno Unito una proroga della deadline. Ma soltanto se il governo di Theresa May offrirà garanzie sul fatto che l’accordo stretto con l’UE ha possibilità di essere approvato a Westminster.

Tutta questa incertezza, che si trascina da tempo, pesa sul morale delle aziende. Le quali hanno paura di farsi trovare impreparate in caso di ‘no deal’. È uno scenario che chiaramente le aziende europee vorrebbero fosse evitato a tutti i costi.

Quando mancano ormai soltanto otto giorni alla Brexit, i gruppi imprenditoriali britannici avvertono che l’economia del paese è sull’orlo del baratro. “Ora basta. Va cambiato l’atteggiamento. Da questo dipendono la vita della gente comune e i posti di lavoro”, avverte Carolyn Fairbairn, la direttrice della Confindustria inglese (CBI).

“No deal” sarebbe catastrofico: non vuol dire che non succederà

“Un divorzio senza accordo sarebbe catastrofico“, secondo Mike Hawes, direttore di SMMT, gruppo rappresentante l’industria automobilistica. “Il «no deal» provoca grandi inquietudini”, osserva Simon Lewis, dell’AFME, lobby finanziaria europea.

I mercati finanziari mostrano una flemma tipicamente britannica, tuttavia. Questo perché sono convinti che uno scenario che vogliono tutti evitare alla fine non si materializzerà. Da gennaio la sterlina – che ieri perdeva qualcosa scendendo sotto 1,3150 dollari – ha persino guadagnato il 5% rispetto a una moneta considerata estremamente sicura, il franco svizzero (a quota 1,31 franchi). Al momento sul Forex vale 1,3169 dollari (-0,22%).

I mercati sono convinti che la data del 29 marzo sarà spostata in avanti, probabilmente al 30 giugno. Ma l’UE ha mandato un ultimatum a May e i conservatori. O dimostrano di poter trovare un’intesa sul deal, oppure . D’altronde come hanno fatto sapere anche dalla Commissione Europea dopo che il parlamento britannico ha bocciato sia l’opzione del deal, sia quella di un no deal, arrivati a questo punto rimangono però solo due Brexit possibili: con o senza accordo.

I trader non hanno la palla di cristallo e non possono prevedere il futuro. Motivo per cui non è da escludere una serie di turbolenze di mercato in caso di Brexit disordinata. Paul Donovan, analista di UBS, non nasconde la sua angoscia. Gli scenari possibili sono almeno una decina, il che rende difficile fare pronostici sensati. “Non c’è nulla di intelligente da dire sulla Brexit e il modo più semplice è ignorarla”, dice al quotidiano svizzero Le Temps. Per i trader il principio è il seguente: la Camera dei Comuni e l’UE non vogliono un ‘no deal’ e quindi faranno tutto il possibile per scongiurarlo.

Cross Sterlina Franco svizzero sul Forex

Spese considerevoli e stop agli investimenti

I capitani d’impresa sono meno ottimisti e non possono permettersi di farsi trovare impreparati. È sempre meglio prepararsi al peggio. La crescita negli ultimi 12 mesi è stata dell’1,3%, la più bassa in dieci anni. Secondo la Banca d’Inghilterra la Brexit è costata già così l’1,5% del PIL al Regno Unito. Le aziende hanno smesso di investire finché non sarà fatta chiarezza.

Una fabbrica della Nissan a Sunderland, nell’area nordorientale dell’Inghilterra (nella foto), ha annunciato che avrebbe interrotto la produzione di Infiniti, il suo modello di lusso. È solo uno degli esempi delle misure d’emergenza prese dalle società britanniche o straniere che fanno affari nel Regno Untito. Nissan ha anche rinunciato al progetto di assemblaggio di X-Trail.

Per le aziende il problema della Brexit è di impossibile risoluzione. O spendono soldi per prepararsi all’eventualità di un no deal, rischiando di sprecare denaro per niente. Oppure aspettano, correndo il rischio di farsi prendere alla sprovvista. In ogni caso sbagliano.

Brexit, in tutti i casi aziende corrono rischi finanziari

AstraZeneca, grande gruppo di laboratori farmaceutici, offre un esempio lampante. Tutte le sue medicine prodotte nel Regno Unito devono essere sottoposto controllo della qualità secondo le norme europee. In caso di Brexit senza accordo, i controlli realizzati al di là del Canale della Manica non saranno più riconosciuti come validi dall’UE.

Cosa ha fatto l’azienda allora? Ha investito per duplicare le sue capacità di effettuare test in Svezia, dove è già presente,. Ridurre la presenza in UK per aumentarla in UE è una delle strategie più popolari tra quelle adottate dalle società. I piani potrebbero però rivelarsi superflui.

In tutti i casi, insomma, AstraZeneca ha preso un rischio. Tenuto conto dell’incremento delle scorte alla frontiera realizzato, a causa della Brexit l’azienda ha speso 50 milioni di dollari circa. Per le società più piccole, che non sono dotate degli stessi mezzi, una cifra del genere non è affrontabile. È infatti aumentato il rischio che l‘operazione Brexit provochi una serie default societari.