Brexit, “lasciare mercato unico costerà 70 miliardi” di sterline a Londra

10 Agosto 2016, di Alberto Battaglia

Le alternative per il Regno Unito non ammettono scappatoie: l’accesso al mercato unico implica l’accettazione della libertà di movimento delle persone bocciata sonoramente dal voto sulla Brexit. Questa posizione recentemente ribadita dai leader europei stride con le intenzioni del premier britannico Theresa May, che ha preso l’impegno di non tradire il responso emerso dal referendum.

Se la via che prenderà la Gran Bretagna sarà quella dell’abbandono del mercato unico, finalizzato al recupero completo del controllo sui flussi migratori, il prezzo da pagare sarà di 70 miliardi di sterline: lo stima un’analisi dell’Institute of Fiscal Studies, autorevole think-tank già sostenitore della permanenza del Paese nell’Unione Europea. Restare nel mercato unico, scrive l’Ifs, varrebbe il 4% del Pil, con benefici che supererebbero i costi dell’accesso. Come già da più parti annunciato alla vigilia del voto sulla Brexit, aderire al mercato unico restando fuori dall’Ue lascia comunque muta la voce del Regno Unito su possibili riforme dello stesso mercato, mettendo il Paese nella condizione di subire le scelte degli altri membri europei.

E’ vero, sottolinea l’Ifs, che abbandonare l’Ue significa anche risparmiare 8 miliardi di sterline in contributi europei che ogni anno venivano versati dal Regno Unito, ma, anche qui, il risparmio verrebbe oscurato dalle minori entrate fiscali conseguenti alla contrazione del volume dei commerci. Nulla che potrebbe essere in qualche modo bilanciato da nuovi trattati commerciali stretti con altri Paesi, visto che il mercato europeo pesa per il 44% sulle esportazioni britanniche e il 39% nel caso dell’esportazione di servizi.