Brexit: Italia al terzo posto fra i paesi Ue per numero di certificati di residenza inglese

7 Luglio 2021, di Alessandra Caparello

Tanti gli europei che vivono in Gran Bretagna e che vogliono continuare a viverci anche dopo la Brexit: sono oltre sei milioni le domande di settled satatus  (i certificati di residenza) presentate al governo inglese dai cittadini europei residenti in UK.

Brexit, certificati di residenza: cosa sono e chi può averlo

Prima della Brexit, i cittadini europei che vivevano e lavoravano in Inghilterra avevano un particolare status riconosciuto dall’Unione Europea, quello della permanent residence. Con la Brexit sono cambiate le carte in tavola e questo status ideato dall’Unione Europea non esiste più.

Da quando il Regno Unito non è più membro dell’Unione, lo status di permanent residence è stato sostituito con il Settled Status, che però è un istituto britannico e non più europeo. È proprio in virtù di questo riconoscimento che i cittadini europei possono ancora risiedere in Inghilterra e godere di diritti molto simili a quelli ch’erano riconosciuti con la permanent residence.

Settled Status, ma come si fa ad ottenerlo? Possono richiederlo solo quelle persone che abbiano vissuto stabilmente nel Regno Unito per almeno 5 anni e che quindi possono acquisire il diritto di risiedere nel Paese in modo definitivo.

Chi non ha ancora maturato i 5 anni necessari per richiedere il Settled Status, avrà invece bisogno di un permesso di soggiorno temporaneo e solo alla fine dei 5 anni di residenza in Inghilterra potrà ottenere il Settled Status. Per accedere nel Paese dopo il 2020 e trascorrere lì un periodo di oltre 3 mesi, sarà quindi necessario registrarsi per regolarizzare la propria posizione.

Di questi sei milioni che hanno presentato domanda, italiani sono 522mila. L’Italia si classifica così al terzo posto fra i paesi Ue che hanno ottenuto un maggior numero di certificati di residenza inglese, dietro a Polonia e Romania. Così emerge da una nota diffusa dal Comites Londra. Comitato degli italiani all’estero.

Il 30 giugno è scaduto il termine per poter fare richiesta e chi non ha fatto in tempo rischia di vedere persi i propri diritti o addirittura l’espulsione. Pietro Molle, presidente di Comites Londra su Sputink Italia ha affermato:

 Non sappiamo se ci sarà una proroga, può essere che l’Home Office ci stupirà. È da anni che chiediamo un’estensione di almeno 2-3 anni, perché le registrazioni andavano a rilento. La categoria che non faceva domanda era principalmente quella degli anziani e dei disabili, chi non poteva muoversi per andare a cercare aiuto. Da tempo stiamo chiedendo l’estensione, su questo abbiamo trovato un muro.