Gestori minacciati da Brexit, a rischio sopravvivenza fondi integrati europei

6 Luglio 2017, di Livia Liberatore

Ancora non si sa se il Regno Unito manterrà l’accesso al mercato finanziario europeo dopo la Brexit. Intanto però le autorità di regolamentazione europee pensano di penalizzare gli organismi che si occupano della gestione di attività del Regno Unito. Secondo quanto riporta Bloomberg, l’autorità europea degli strumenti finanziari e del mercato (Esma) ha detto che gli “enti letterbox”, ovvero con sede nominale nell’Unione europea ma gestiti dall’estero, non saranno più tollerati.

Ad essere colpiti sarebbero così migliaia di miliardi di asset e migliaia di posti di lavoro richiesti per gestire queste attività. La decisione dell’Esma inciderebbe sui fondi UCITS (Undertakings for Collective Investments in Transferable Securities), una categoria di fondo comune di investimento domiciliato nell’Unione europea cui fanno capo circa 9.100 miliardi di euro di attività. Si tratta di fondi integrati europei, in quanto devono rispettare le normative comunitarie.

A maggio l’Esma ha detto che il passaporto per vendere fondi di investimento, un documento che autorizza i gestori a vendere i loro prodotti a livello globale, non sarà più accettato se non verrano adottate nuove regole specifiche sulla questione. I fondi targati UCITS sono soggetti alle stesse regole europee in ogni paese del blocco: significa che possono essere distribuiti in tutta Europa, che possono investire in tutti gli strumenti finanziari previsti dalla legge, ma che devono rispettare alcune restrizioni agli investimenti, pensate per proteggere gli investitori dopo l’ultima crisi finanziaria.

Secondo l’autorità europea, che nella sua decisione ha tenuto conto della Brexit anche se i fondi sono gestiti da tutto il mondo, il provvedimento è volto ad evitare una corsa al ribasso negli standard di sorveglianza. Non è chiaro se, nel caso in cui il Regno Unito perdesse l’accesso al mercato unico, questi fondi saranno costretti a ri-domiciliarsi nell’Unione europea. Quasi 1.100 miliardi di euro di attività legate ai fondi Ucits infatti sono domiciliate nel Regno Unito, secondo PriceWaterhouseCoopers. Molti prodotti targati UCITS sono domiciliati anche in Lussemburgo e in Irlanda, ma i loro gestori possono avere sede in tutto il mondo.

“Potrebbe essere una minaccia alla sopravvivenza su scala globale dei fondi UCITS“, ha detto Dan Waters, managing director dell’associazione di gestione fondi ICI Global. Secondo John Skelly, di Carne Group, che è consulente nella gestione dei fondi UCITS, “se i fondi britannici fossero costretti a trasferire il proprio domicilio nell’Unione europea, una procedura che richiede circa nove mesi, molti posti di lavoro potrebbero crearsi in Irlanda e Lussemburgo, altre due destinazioni popolari per i fondi UCITS”.

Secondo ICI Global, anziché trasferirsi in Ue i gestori e asset manager potrebbero anche scegliere di abbandonare del tutto i fondi UCITS e optare per regimi meno sviluppati in termini di regolamentazioni e passaporti come per esempio quelli in Asia e Sud America.

Danno collaterale per gestori di fondi sarebbe enorme

Gli asset manager temono che il danno collaterale per i gestori di fondi che hanno già una sede fuori dal blocco europeo, ma che preferiscono avere i propri asset domiciliati nel Regno Unito, in Irlanda o in Lussemburgo usando il sistema dei passaporti, possa essere enorme. Ci sono migliaia di miliardi di euro, di dollari e di sterline di investimenti che vanno avanti e indietro ora tramite questi prodotti (i fondi UCITS) e si rischia che le autorità di regolamentazione possano inavvertitamente costruire delle barriere a questi flussi.

In maggio l’ESMA, agenzia che non ha poteri legislativi, aveva già avvertito che i passaporti per vendere UCITS non saranno accettati a meno che non vengano presi degli accordi ad alto livello. Se le società britanniche sono costrette a ri-registrarsi all’interno dei confini dell’Ue per via delle linee guida dell’ESMA, allora paesi come Lussemburgo e Irlanda – mete popolari per il domicilio dei fondi UCITS – potrebbero attirare migliaia di posti di lavoro in area come la governance e la compliance.

Come spiega Pictet con l;’insieme di norme UCITS, l’Unione Europea ha aperto il mercato e “ha dato agli investitori un grande ventaglio di opzioni di fondi, così come una protezione aggiuntiva. Prima di queste direttive era complicato investire in fondi domiciliati in altri stati membri a causa delle leggi sulle tassazioni locali. Inoltre, come se non bastassero le differenze da Stato a Stato, alcuni Paesi proibivano la possibilità di vendere fondi al di fuori dei confini nazionali”.

I fondi targati UCITS in genere investono in titoli quotati in Borsa e regolati dai mercati, come per esempio l’Euronext Paris della Francia. Attraverso questo meccanismo – spiega sempre Pictet – “gli investitori possono entrare in ogni fondo UCITS segnalato nella lista di quelli in vendita nel proprio Paese”.