Brexit: frenata globale rischia di peggiorare impatto no deal

25 Gennaio 2019, di Alessandra Caparello

Fra meno di due mesi si compirà la Brexit che ha sullo sfondo una crescita interna vacillante e un rallentamento economico globale. Proprio quest’ultimo minaccia di aggravare le conseguenze dell’uscita di Londra come rivela un’analisi di Guardian.

Mentre la disputa commerciale USA-Cina sta agendo come un freno a mano sul commercio mondiale, proprio nel momento in cui il Regno Unito ha bisogno di concludere accordi commerciali per aiutare a compensare la rottura dell’uscita dall’UE, arriva l’alert del Fondo Monetario Internazionale secondo cui una Brexit senza accordo e un rallentamento più accentuato in Cina sono i maggiori rischi per l’economia globale nel 2019. Per valutare l’impatto della Brexit su base mensile, il Guardian ha monitorato otto indicatori economici, insieme al valore della sterlina e alla performance del FTSE 100. Gli economisti hanno fatto previsioni per sette di questi e in quattro casi l’esito è stato peggiore del previsto, in due invece il risultato è stato migliore delle previsioni e uno era in linea con le aspettative.

Il problema principale, come concordano gli analisti, è che il deterioramento dell’economia globale ha avuto un impatto a catena sul Regno Unito, che potrebbe peggiorare nel momento in cui alcuni Brexiters spingono per un’uscita senza accordo con la promessa di ulteriori accordi di libero scambio con il resto del mondo. In generale l’indebolimento dell’economia mondiale non potrebbe quindi arrivare in un momento peggiore per il Regno Unito dove l’industria automobilistica ha sofferto di un calo della produzione molto forte, i consumatori britannici sono diventati restii a fare acquisti. Il tutto mentre la Cina, il più grande mercato per alcuni produttori del Regno Unito, ha appena registrato il primo calo annuale delle vendite di automobili da quasi 30 anni e anche altri paesi europei hanno risentito della flessione della produzione industriale, come la Germania che probabilmente è in recessione dalla seconda metà del 2018.