Brexit, conto alla rovescia: le date chiave e gli scenari possibili

31 Agosto 2018, di Daniele Chicca

Mancano soltanto sette mesi e scatterà la deadline. Ue e Londra hanno tempo fino al 29 marzo 2019 per trovare un accordo sulla Brexit ed è auspicabile che trovino un’intesa qualche mese prima di quella data, per poter dare tempo ai singoli parlamenti europei di ratificare il testo.

I negoziati sono in una fase di stallo e i due blocchi si stanno preparando al peggio, ossia a uno scenario di no-deal. Se i colloqui dovessero fallire sarebbero guai per molte imprese che operano nel Regno Unito e in Europa, che incontrerebbero ostacoli burocratici non da poco. Alcune banche, poi, hanno già iniziato a fare le valige.

In gioco c’è la libera circolazione non solo delle merci, ma anche delle persone. Come soottolinea Simon Derrick, Chief Currency Strategist di BNY Mellon, il governo May si trova davanti a un bivio: o accetta di firmare un accordo e fare concessioni su tre questioni chiavi del divorzio (tra cui il confine irlandese) oppure abbandona il tavolo dei negoziati.

A quel punto il Parlamento britannico si potrà esprime e decidere se accettare o meno quanto stabilito dal governo o meglio quanto è riuscito a negoziare con Bruxelles. Se da un lato una Brexit soft è di sicuro ancora possibile, specie dopo che Michel Barnier – capo negoziatore Ue – ha lasciato intendere che l’Europa è pronta a offrire “un’alleanza unica” al Regno Unito, “non è certamente l’unico esito possibile”, secondo Derrick.

In vista del ritorno al lavoro dei parlamentari britannici ed europei, vale la pena provare a mettere in ordine le cose e segnalare gli appuntamenti chiave da qui alla fatidica data del 29 marzo 2019, compresi i dettagli politici e gli scenari possibili.

Per esempio, cosa accade se non viene stretto alcun accordo? Quali sono le chance che si tenga un secondo referendum come chiedono i britannici filo europeisti e il partito Labourista all’Opposizione? Cosa scommettono che accadrà i mercati? Quali sono le prospettive per la (martoriata di recente) sterlina britannica sul Forex?

Brexit: tutte le date chiave

  • 4 settembre 2018: il parlamento britannico torna al lavoro dopo la pausa estiva
  • Dal 30 settembre al 3 ottobre 2018: conferenza del partito dei Conservatori al governo – È possibile che in questi giorni qualche esponente del partito metta in discussione la leadership di Theresa May, già messa a dura prova dalle dipartite di membri di spicco come l’ex segretario degli Esteri Boris Johnson, uno dei grandi promotori della Brexit
  • 18 ottobre 2018: Summit UE – È la data in cui potrebbero essere gettate le basi sulle future relazioni che intercorreranno tra le due aree. Si parla già di convocare un summit di emergenza per novembre nel caso in cui questo meeting si concluda con un nulla di fatto.
  • 31 ottobre 2018: scadenza originale dei negoziati, poi slittata – Era la data che all’inizio era stata citata da Barnier per la conclusion dei colloqui, in modo da dare tempo ai 27 paesi membri dell’UE di ratificare gli accordi.
  • Dal 6 al 12 novembre 2018: voto in parlamento a Londra
  • 13 dicembre 2018: Summit UE – Se non c’è accordo entro ottobre, questo è l’appuntamento da monitorare e l’ultima chance per trovare un’intesa.
  • Dal 20 dicembre 2018 al 7 gennaio 2019: approvazione da parte del parlamento britannico
  • Data ancora da definire: le due Camere voteranno sul trattato di divorzio – La data dipenderà da quando e se un accordo tra Londra e Bruxelles viene raggiunto.
  • 29 marzo 2019: fine dei negoziati sulla Brexit – Londra se ne andrà ufficialmente alle 23 ora nazionale di quel venerdì. Succederà in ogni caso, anche se non è stato raggiunto un accordo.
  • Dal 29 marzo 2019 al 31 dicembre 2020: periodo di transizione: Londra è fuori dall’Ue ma è come se ne facesse ancora parte.

L’importanza del periodo di transizione di due anni

La banca ha provato a misurare l’impatto che un eventuale soft Brexit avrebbe sui mercati, dove la sterlina continua a essere messa sotto pressione. Se viene raggiunta un’intesa su tutte e tre le tematiche più calde (quanto Londra deve all’UE, cosa succede con il confine con l’Irlanda del Nord e quello che succede ai cittadini britannici che vivono in Ue o viceversa a quelli europei che vivono nel Regno Unito), allora entreremo in un periodo di transizione di due anni.

Questo consentirà al governo di prendere tempo prezioso per definire altri dettagli complessi, come per esempio come verrà gestita la libero circolazione delle persone, una delle reazioni per cui il 52% di britannici ha deciso di votare a favore del Leave a giugno 2016.

La libera circolazione delle persone continuerà per altri due anni ma poi bisognerà trovare una soluzione. Londra potrà trattare con altri partner commerciali per trovare accordi bilateral, ma nessuno di questi patti entrerà in vigore prima del primo gennaio 2021.

Mercati meno nervosi di quanto si pensi

A un certo punto il parlamento britannico dovrà votare un testo sui rapporti futuri tra Ue e Regno Unito: al momento non si hanno indicazioni su come saranno definite queste relazioni e su quali basi poggeranno.

C’è la possibilità che si arrivi a una Brexit soft alla fine di maro e che si apra un periodo di transizione durante il quale vengono finalizzati i dettagli dei nuovi rapporti che andranno a instaurarsi tra i due blocchi, ma non è lo scenario più probabile, secondo Derrick.

I mercati finanziari al momento scommettono che una Brexit senza accordi (no-deal) sia lo scenario più scontato. Viste le divisioni politiche non solo in Parlamento ma anche all’interno dei Conservatori al governo, pure un secondo referendum resta una possibilità.

La sterlina è sempre sotto pressione, specie nei confronti dell’euro e i dati CFTC mostrano che gli speculatori si stanno posizionando contro la divisa britannica. Al contempo, tuttavia, BNY Mellon osserva che altri indici di propensione al rischio (quali i EUR/GBP risk reversals) dicono che il nervosismo è relativamente moderato, o che per lo meno è distante dai livelli estremi toccati nell’estate del 2016, subito dopo l’esito choc del referendum.

Date le tante incertezze (come abbiamo visto) da qui ad aprile, è uno strano fenomeno, difficilmente spiegabile. Un po’ come mai la premier May abbia ballato in modo goffo in Kenya, come se nessuno la stesse osservando.