Brexit, Boris Johnson sul no-deal fa sul serio? Analisti divisi

27 Giugno 2019, di Daniele Chicca

Boris Johnson è il favorito a raccogliere l’eredità di Theresa May. Con la sua elezione alla guida del partito conservatore e del governo britannico, le probabilità di una Brexit senza accordo a fine ottobre salirebbero. È la stima degli analisti che si basano sulle dichiarazioni e prese di posizione dell’istrionico ex Segretario degli Esteri. Da tempo l’ex-sindaco di Londra agita lo spettro di un ‘no-deal’, che usa per minacciare le autorità europee e ottenere concessioni.

See non dovesse ottenere ciò che vuole da Bruxelles, Johnson è pronto ad abbandonare il blocco senza intesa, facendo di fatto fare al suo paese un salto nel buio. Resta da capire se si tratta di una strategia politica, di una falsa minaccia da agitare com spauracchio per far presa sugli elettori, oppure no. Secondo David Blunt la risposta è affermativa. Non è d’accordo con questa analisi invece David Collins. I due esperti della City University of London rappresentano due punti di vista agli antipodi sul tema. Chi avrà ragione?

Dott. David Blunt, docente di politica internazionale

“Ogni volta che Boris Johnson apre bocca sembra chiaro che non ha un piano fattibile per portare a termine la Brexit che non danneggi gravemente il Regno Unito. La sua sbruffonata di uscire senza un accordo serve a radunare i Conservatori che sembrano essere tremendamente fuori fase rispetto ai valori britannici mainstream. Sono quasi certo che ce la farà, ma quando gli verranno consegnate le chiavi del 10 Downing Street, sarà impossibile che riesca a mantenere le sue promesse. Un no-deal non potrà passare con questo Parlamento, sarà dunque confrontato alla scelta fra indire nuove elezioni o chiedere una nuova proroga.

Nel primo caso, i Conservatori saranno fatti a pezzi siccome l’elettorato li ha abbandonati per il Brexit Party e i Liberal Democratici. Nel secondo, dovrà trovare delle ragioni valide per giustificarla davanti ai 27 dell’Ue. Le uniche opzioni possibili a mio avviso sono: elezioni generali o un secondo referendum. Ma nessuna delle due verrà appoggiata dai deputati Conservatori. In ultima analisi, la leadership di Boris Johnson è basata sull’idea che con la sua personalità possa realizzare quella Brexit che rabbiosi eurofobici hanno bramato, ma la personalità non conta poi così tanto. Il potere sbilanciato fra l’Ue e il Regno Unito ha sempre significato che la Brexit avrebbe richiesto dolorosi compromessi. Si tratta di un fatto che continua ad essere negato dal presunto futuro premier.”

Prof. David Collins, docente di diritto internazionale dell’economia

“La promessa di Boris Johnson di un no-deal, nel caso non si riuscisse ad ottenere un accordo commerciale ragionevole fra la Gran Bretagna e l’Ue, non è una minaccia a vuoto. L’ex sindaco di Londra è assolutamente serio. E a giusto titolo. Commerciare con l’Ue, secondo le regole dell’OMC, non è una soluzione ideale e porterebbe probabilmente costi per un certo numero di esportatori britannici, anche se il governo britannico interverrebbe per attenuare gli effetti negativi sfruttando una parte dei 38 miliardi di sterline che avrebbe altrimenti dovuto versare all’Ue in caso di un accordo di libero scambio. L’Ue ha un’eccedenza commerciale con il Regno Unito, ciò significa che gli esportatori nei paesi dell’Ue soffrirebbero anch’essi di un’uscita senza accordo a causa della “clausola della nazione più favorita” (most favoured nation, Mfn) dell’OMC.

Le esportazioni di auto tedesche potrebbero particolarmente risentirne. Nonostante il Regno Unito abbia un’eccedenza commerciale nel settore dei servizi verso l’Ue, gli effetti nefasti di una Brexit fondata sulle regole dell’OMC potrebbero essere compensati tramite diverse misure come una presenza commerciale in Ue (che avrebbe senz’altro un costo per le aziende britanniche) ma anche attraverso un ricorso agli importatori di servizi di paesi extraeuropei.

In breve, entrambe le parti soffrirebbero in caso di una Brexit fondata sulle regole dell’OMC (WTO), ma sarebbe comunque gestibile e sarebbe una strategia completamente appropriata nel caso in cui un accordo commerciale autentico ed equilibrato non possa essere trovato. Chiaramente, l’accordo di recesso (Withdrawal Agreement) non era un accordo di questo tipo essendo scandalosamente di parte e aggressivo nei confronti della sovranità britannica. Si spera che il buon senso possa avere la meglio e che il Regno Unito e l’Ue possano trovare un accordo di libero scambio, in linea con quelli che l’Ue ha recentemente concluso con il Canada o il Giappone.”