Brexit: banche in fuga dalla City, esposizione rimpicciolita

27 Novembre 2017, di Mariangela Tessa

Mentre le trattative tra Gran Bretagna e Unione europea sulla Brexit sono ancora in alto mare, le banche si sono già mosse in vista.

Secondo i dati riportati dal quotidiano britannico Financial Times, gli istituti di credito europei hanno ridotto l’esposizione verso la Gran Bretagna di 350 miliardi da quando il Paese ha votato la Brexit.

Questa riduzione del 17% degli asset collegati alla Gran Bretagna – si legge nel quotidiano della City- mostra come le banche europee stiano cercando di proteggersi dal rischio di potenziali perdite nel caso in cui l’Inghilterra uscisse dall’Ue senza un accordo entro 16 mesi.

Dati ufficiali dell’Eba evidenziano come dal referendum sulla Brexit del giugno 2016 al giugno scorso, questi asset siano passati da 1.940 miliardi di euro a 1.590 miliardi.

Nello stesso periodo di sono ridotte anche le passività delle banche, passate da 1.670 miliardi di euro a 1.340 miliardi. Questo trend è destinato ad aumentare in vista del marzo 2019, deadline per l’uscita della Gran Bretagna.

In quello che può essere considerato uno dei più severi allarmi espressi ad oggi da un regolatore europeo, l‘Eba ricorda che una delle maggiori preoccupazioni per le banche è la continuità dei contratti finanziari o la capacità di adempiere agli obblighi contrattuali assunti una volta che la Gran Bretagna non farà più parte del sistema giuridico Ue.

Il rischio è quello di dovere affrontare questioni legate a cancellazioni, modifiche o rinegozazioni di contratti, con il venire meno di un quadro giuridico che garantisce la protezione dei contraenti e la possibilità di incorrere in perdite finanziarie, dice l‘Eba.