Brexit, banche in fuga da Londra

27 Giugno 2016, di Daniele Chicca

LONDRA (WSI) – Mentre i commissari e deputati britannici in Europa stanno perdendo il loro posto, a Londra e in altri centri urbani del Regno Unito la paura di molti lavoratori europei è quella di essere licenziati o nella migliore delle ipotesi trasferiti. Il caso più eclatante è quello del settore bancario. Alcune delle banche d’affari più importanti al mondo e con sede legale nel Regno Unito hanno già incominciato ad avviare le pratiche per spostare – come peraltro avevano promesso – le loro operazioni fuori dal paese.

A livello percentuale, la City era nettamente a favore del fronte del Remain al referendum sulla Brexit. Le banche d’affari europee e statunitensi, che avevano effettuato donazioni massicce alla campagna per restare in Ue, hanno reagito alla vittoria dei No all’Europa nel voto del 23 giugno incominciando a chiedere licenze per il trasloco all’estero e hanno iniziato a dire ai loro dirigenti e banchieri di prepararsi a essere trasferiti altrove.

Colossi del credito europei e grandi banche americane come JP Morgan, Goldman Sachs, Bank of America, Citigroup, Morgan Stanley, hanno decine di migliaia di dipendenti negli UK. Gli avvocati ed esperti legati fanno sapere che dopo la Brexit avranno bisogno di una nuova sede legale, per cui si stanno preparando a spostare parte delle operazioni a Dublino, Parigi o Francoforte.

Nei guai si trovano anche tutte le banche d’affari inglesi, come HSBC, che fanno affari con l’Ue o le banche europee, come Deutsche Bank, che hanno sempre sostenuto la campagna Remain per motivi . La capitale del capitalismo e il cuore della finanza europea sta cambiando e deve rassegnarsi all’esodo di migliaia di banchieri.

Il gruppo PwC ha fatto una stima molto allarmante, secondo cui l’evento Brexit potrebbe costare dai 70.000 ai 100.000 posti di lavoro nel settore dei servizi finanziari nel Regno Unito entro il 2020.