Bossi a Maroni: “traditore, il capo della Lega resto io”

4 Giugno 2013, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – “Maroni è solo un traditore, a me non mi ammazza nessuno e stavolta mi hanno fatto davvero inc… Il capo della Lega resto io”. Lo dice Umberto Bossi in una intervista alla Repubblica sottolineando di non aver mai preso soldi dal partito. “La Lega – ha detto – a me e alla mia famiglia non ha mai dato dei soldi che non servissero per la militanza”.

Su Belsito, che ai magistrati avrebbe detto che Bossi voleva costituire uan riserva di denaro all’estero per fondare un nuovo partito, il senatur dice che ” i magistrati gli fanno dire quello che vogliono, ha paura. Io avevo in mano la Lega mica avevo bisogno di un’altra cassa. I ladri sono altrove, non si permettano”.

Tornando a parlare di Maroni, Bossi ha detto che “sta distruggendo la Lega, butta fuori la gente. Quel mio colpo di genio con cui avevamo preso la guida di Veneto e Piemonte con Zaia e Cota, di questo passo, al prossimo giro ce lo sogniamo. Tosi in Veneto porta i voti alla Lega e fa accordi con i fascisti: il suo progetto a Verona non mi è piaciuto. In Piemonte – continua – vogliono mettere a capo del partito Gianna Gancia, la moglie di Calderoli, brava amministratrice, ma io dubito che abbia le doti per guidare il movimento”.

Ma soprattutto, per Bossi Maroni “non ha i nostri ideali. Quando uno tradisce una volta, e Maroni quando ruppi con Berlusconi nel 1994 gli sedeva accanto e si opponeva, poi tradisce sempre. Si illude di diventare il plenipotenziario del Nord ma il Pdl non rinuncerà mai a presentare le sue liste in casa nostra come fa la Cdu tedesca con la Csu in Baviera”.

Secondo Bossi, Berlusconi “è stato un moltiplicatore di consenso per noi. Ma la destra è nazionalista, l’autodeterminazione è più facile che si realizzi con la sinistra. Perciò per l’indipendenza, si deve rompere con la destra, pazienza. Però, il rapporto di Maroni con Berlusconi è un’altra storia. Lui all’indipendenza non ci crede e quindi rimane sottomesso”.

Parlando poi dei figli, Bossi ha detto che quelle scuse in pubblico non le ripeterebbe: “No, quella umiliazione è stata troppo grande, un’ingiustizia troppo grande. Non lo rifarei mai, non ripeterei quelle parole. A Bergamo mi ci avevano trascinato in manette”.

E riferendosi poi a quando i suoi fedelissimi gli chiesero di fondare un partito
alternativo e si rifiutò, Bossi ha detto che era “dell’idea di non fare nessuna battaglia ma a furia di buttare fuori gente e tradire gli ideali della Lega”. “La pressione su di me – conclude – si è fatta irresistibile. Devo per forza rimettermi alla guida del partito”. (Rainews)