Borse: “vendere in giugno, meglio se subito”

5 Giugno 2017, di Mariangela Tessa

Dopo che il mese di maggio ha disatteso il detto di Borsa, “sell in may”, c’è qualcuno che suggerisce di ovvero vendere a giugno. Meglio ancora “uscire nelle prime due settimane del mese”. Il consiglio arriva da Lorenzo Raffo, investitore privato ed esperto di mercati, che in un articolo pubblicato su Lombard mette nero su bianco le ragioni macroeconomiche e che geopolitiche che portano a suggerire prudenza.

Nel dettaglio:

1- Bce

L’8 giugno sarà il giorno della Bce e dei funambolismi di Draghi per lasciare tutto com’è. Basterà però un aggettivo in più o in meno per scatenare reazioni isteriche da parte degli istituzionali, sfiancati da una politica monetaria in area euro che ormai non convince nessuno. 

2- Fed

Il 13 e il 14 sarà la volta della Fed. Fino a ieri si dava per scontato al 90% un aumento dei tassi. Adesso non più. Uno dei governatori della Fed, Lael Brainard, sostiene che l’inflazione – complice il petrolio – sta scendendo oltre Oceano e che a giugno ci potrebbe essere uno statu quo da parte della Yellen. Se ciò avvenisse, si scatenerebbe l’inferno e la credibilità di questa gente andrebbe ancor più sotto le suole dei piccoli e medi risparmiatori, stufi di commedie da teatrini di periferia.

3- Elezioni

 Elezioni in Gran Bretagna (8 giugno) e in Francia (primo turno 11 giugno), con esiti incerti. Macron forse ce la farà a portare a casa la maggioranza assoluta del Parlamento, con il Front National ridotto a non più di 10-15 seggi. Ma se così non fosse? E a Londra i sondaggi cominciano a essere incerti dopo le cantonate dell’anno scorso su Brexit. I cui fautori starebbero perdendo posizioni.

4- Greggio

Il petrolio è l’altra variabile pazza dei mercati. L’assurda decisione di Trump di respingere l’accordo di Parigi sul clima porterà le oil companies americane a produrre di più, alla faccia delle normative sul rispetto dell’ambiente? In tal caso il greggio potrebbe tornare su livelli nettamente più bassi rispetto agli attuali.

Di qui la possibilità che le Borse possano subire una correzione:

“La statistica dice che su quattro fattori di incertezza almeno uno di solito va storto: per capire cosa potrà accadere bisogna attendere proprio poco. Almeno fino al 14 quando la Fed chiuderà queste due settimane ricche di motivi di esitazione” conclude Raffo.