Mercati

Borse, perché i mercati sembrano ignorare la crisi in Medio Oriente

Nonostante il conflitto tra Iran, Israele e Stati Uniti continui ad alimentare tensioni geopolitiche e incertezze sull’economia internazionale, i mercati azionari hanno mostrato una sorprendente capacità di resistenza, con molti indici che si trovano su nuovi massimi storici. Un comportamento che, per molti osservatori, appare insolito e persino cinico. Negli ultimi mesi gli investitori si sono trovati a fare i conti con una serie di interrogativi cruciali: quale sarà la durata del conflitto? Lo Stretto di Hormuz resterà aperto? Come reagiranno i prezzi del petrolio? E soprattutto, quali saranno gli effetti sull’inflazione e sulle future decisioni delle banche centrali?

Eppure, nonostante questi rischi, le principali Borse mondiali hanno retto meglio del previsto. A fornire un’analisi strutturata è su  Le Temps, Alfredo Piacentini, managing partner di Decalia.

Mercati più forti delle tensioni geopolitiche: la view di Piacentini

Nonostante il conflitto in Medio Oriente e i timori legati a petrolio, inflazione e tassi d’interesse, i mercati azionari hanno reagito con sorprendente calma. Dopo le operazioni militari contro l’Iran, le Borse hanno registrato solo cali limitati, recuperando poi rapidamente terreno. Secondo gli analisti, gli investitori continuano a credere nella solidità della crescita economica globale. I dati macroeconomici restano infatti abbastanza positivi: gli indici PMI mostrano segnali di miglioramento e gli spread creditizi si sono mossi poco, indicando che il mercato non teme una forte crescita dei default aziendali.

Anche la Cina contribuisce a sostenere il quadro. L’economia cinese continua a beneficiare delle esportazioni e appare meno esposta al caro energia grazie agli investimenti nelle rinnovabili e alle ampie riserve petrolifere.

Un altro fattore chiave è il peso delle grandi società tecnologiche nei mercati. I colossi tech rappresentano ormai una quota molto elevata degli indici azionari e, almeno finora, sembrano poco colpiti dalle tensioni geopolitiche. Il recente recupero del settore potrebbe essere stato favorito anche dalla chiusura di posizioni ribassiste da parte degli investitori.
Sul fronte politico, molti osservatori parlano inoltre di “Trump Put”: l’idea che la Casa Bianca intervenga con toni più concilianti o cambi di rotta quando Wall Street entra in difficoltà.
In un mercato sempre più dominato da algoritmi, ETF e speculazione di breve periodo, anche questi segnali politici possono influenzare rapidamente l’andamento delle Borse.

Cosa osservare adesso

La variabile chiave resta la crescita economica. Se i dati macro dovessero iniziare a peggiorare in modo significativo, la resilienza dei mercati potrebbe rapidamente venir meno, soprattutto nei comparti tecnologici e in Cina. Per questo motivo, secondo molti gestori, la diversificazione resta la strategia più prudente.

Non necessariamente attraverso i titoli di Stato, che continuano a presentare rischi legati sia all’inflazione sia alla sostenibilità del debito pubblico, ma piuttosto attraverso una maggiore diversificazione all’interno delle asset class azionarie, tra settori, aree geografiche e temi di investimento.

In questo contesto, anche gli asset alternativi e l’oro continuano a mantenere un ruolo importante. Il metallo prezioso ha perso terreno nelle ultime settimane, probabilmente a causa delle vendite da parte di alcune banche centrali emergenti impegnate a sostenere le proprie valute. Tuttavia, questo non significa che abbia perso la sua funzione di bene rifugio. Storicamente, infatti, l’oro non reagisce sempre immediatamente alle fasi di tensione geopolitica, ma nel lungo periodo continua a rappresentare una delle principali coperture contro i rischi estremi dei mercati.