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Borse europee in rialzo: mercati più fiduciosi, ma lo spettro Iran resta sullo sfondo

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Le principali Borse europee accelerano, spinte da un clima di maggiore fiducia tra gli investitori riguardo a una possibile distensione delle tensioni in Medio Oriente. A rassicurare i mercati contribuiscono le dichiarazioni del presidente Usa Donald Trump, che ha affermato di voler decidere entro due settimane se autorizzare un attacco all’Iran. Un messaggio che, per ora, allontana lo scenario di un coinvolgimento diretto americano nel conflitto.

Nel frattempo, a Ginevra proseguono gli sforzi diplomatici: Regno Unito, Francia e Germania stanno dialogando con il ministro degli Esteri iraniano nel tentativo di promuovere una soluzione pacifica.

Piazza Affari guida l’Europa: banche e Tim sugli scudi

Sul fronte dei mercati azionari, Milano è la miglior piazza del Vecchio Continente: il Ftse Mib guadagna l’1,12%, trainato soprattutto dal settore bancario. In evidenza Mps (+2,8%) e Unicredit (+2,3%), ma anche Tim (+2,77%) e Azimut (+3,8%).

Bene anche le altre principali Borse europee: Francoforte e Madrid avanzano dello 0,9%, Parigi dello 0,62%, Amsterdam dello 0,64%, mentre Londra si mantiene più cauta con un +0,44%.

Focus sul petrolio: prezzi in forte rialzo dopo l’escalation tra Israele e Iran

A destabilizzare i mercati è però la nuova ondata di tensioni tra Israele e Iran. Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha ordinato l’intensificazione degli attacchi contro obiettivi strategici e governativi iraniani, in particolare nella capitale Teheran. La decisione è arrivata dopo che un missile iraniano avrebbe colpito un importante ospedale nella città meridionale israeliana di Beersheba. Il ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, ha dichiarato che l’obiettivo è “minare il regime degli ayatollah” e ha apertamente minacciato la vita della guida suprema iraniana, Ali Khamenei.

Le tensioni hanno spinto i prezzi del petrolio al rialzo: il Brent ha guadagnato il 2,8% chiudendo a 78,85 dollari al barile, massimo da gennaio, mentre il WTI ha toccato un picco intraday del 3,2% arrivando a 77,58 dollari.

Secondo JPMorgan, un possibile cambio di regime in Iran – uno dei principali produttori dell’OPEC – potrebbe avere effetti profondi e duraturi sull’equilibrio globale del mercato petrolifero. “Storicamente, l’instabilità politica in grandi Paesi produttori ha portato a forti rincari sostenuti nel tempo,” ha spiegato Natasha Kaneva, responsabile della ricerca sulle materie prime della banca americana.

 

Petroliferi cauti ma positivi

Nonostante la volatilità del greggio, i titoli petroliferi europei restano poco mossi ma in territorio positivo, sostenuti dal recupero parziale del prezzo del petrolio. Il WTI, pur cedendo l’1,8% rispetto ai massimi intraday, si mantiene sopra i livelli toccati nella mattinata.