Borse, dal punto di vista tecnico nessun segnale di bolla

29 Agosto 2018, di Daniele Chicca

Se ci si affida ai grafici, le Borse non stanno per subire un crac. Uno strumento di analisi tecnica molto popolare a Wall Street, “il presagio di Hindenburg” (Hindenburg Omen in inglese), non mostra infatti alcun segnale di pericolo di scoppio di una bolla di asset.

La teoria fa riferimento soprattutto sull’indice High Low Logic Index (HLLI) elaborato dall’allora presidente dell’Institute for Econometric Research, Norman Fosback, negli Anni 70. Il valore dell’indice è dato dalla divisione tra il numero più basso scleto tra i nuovi massimi o minimi (a seconda dei casi) di Wall Street, e il numero di titoli scambiati alla Borsa di New York. Il risultato ottenuto viene livellato a una media mobile esponenziale.

Più il valore è alto più il segnale è ribassista, perché ci dice che il mercato non è in salute. Per usare le parole dello stesso Fosback, un numero elevato significa che “il mercato sta attraversando un periodo di divergenza estrema” e questo andamento non porta a un rialzo dei prezzi di Borsa, dal momento che un mercato in salute richiede un minimo di uniformità interna”.

Negli ultimi decenni questo indicatore è riuscito a prevedere con anticipo e grande correttezza il top e il bottom di mercato.

Il presagio di Hindenburg è un metodo che usano i graficisti per tentare di prevedere un futuro crac di Borsa. Il suo nome fa riferimento alla catastrofe di Hindenburg, durante la quale un dirigibile tedesco, che portava il nome del Presidente della Germania, Paul von Hindenburg, si è incendiato e si è schiantato al suolo nel maggio del 1937.

Se tutta una serie di fattori tecnici che misurano le condizioni sottostanti dei mercati e in particolare dei listini americani sono allineati, allora il “presagio” manda un segnale di allerta in vista di un imminente scoppio di una bolla finanziaria.

Ebbene, questo non è il caso oggi: infatti la probabilità di un crac delle Borse non è più elevata della norma. Come si vede nel grafico sotto riportato, il momentum delle Borse è ancora molto buono.

La logica dietro all’indicatore tecnico di Hindenburg sta nel fatto che in condizioni dette “normali”, si verifica soltanto uno di due fenomeni straordinari, e mai entrambi in contemporanea. O si ha un numero elevato di valori borsistici che raggiunge il suo livello più alto dell’anno, oppure si ha un numero consistente di titoli che tocca i valori più bassi (nello stesso arco di tempo), ma non si verificano mai i due insieme.

L’indice serve insomma a calcolare i rischi di perdita in caso di ribasso o rialzo delle Borse, siano esse sottovalute o ipercomprate. Un mercato sano deve mostrare un certo livello di uniformità, indipendentemente dal carattere ascendente o discendente di tale uniformità.

Sebbene l’uniformità non sia messa in discussione, è possibile affermare che i valori di Borsa siano attualmente sopravvalutati. Il rapporto tra prezzo di Borsa e stime sugli utili è abbastanza elevato, superando esso le 16 volte. Secondo diversi analisti una volta oltrepassata la soglia di 18x, per i rialzisti ci sarà da tenere alta la guardia.

Ma a fare preoccupare gli analisti tecnici è specialmente il rapporto tra prezzo e utili CAPE (Cyclically Adjusted Price Earnings) ideato dal premio Nobel Robert Shiller e da John Campbell. Il tasso, corretto in base ai fattori ciclici, evidenzia un livello elevato di 33,28. Se si sta formando una bolla, è di dimensioni ancora piccole.