Borse: da tre premi Nobel in Economia (che non ci azzeccano mai) alert correzione -20%

27 Agosto 2014, di Redazione Wall Street Italia

MILANO (WSI) – Tre premi Nobel per l’economia mettono in guardia dagli eccessi registrati in queste settimane sui mercati azionari. Come si legge sul quotidiano tedesco ‘Die Welt’, ben tre premi Nobel per l’economia sono d’accordo nel considerare eccessivi i livelli raggiunti dai listini azionari in tutto il mondo, a cominciare da Wall Street, in quanto il rally degli ultimi mesi si basa in buona parte non su solidi tassi di crescita economica o su una maggiore redditivita’ delle aziende ma e’ piuttosto conseguenza del denaro ‘facile’ distribuito dalle Banche centrali che, in mancanza di alternative, si ammassa sui mercati azionari. “E’ possibile un crollo del 20%”, dice Lars-Peter Hansen, professore presso l’Universita’ di Chicago e vincitore del premio Nobel nel 2013 per le sue ricerche su rischi e incertezze dei mercati, mostrandosi stupefatto della mancanza di cautela degli investitori a fronte di rischi crescenti: “Sono sorpreso dalla bassa volatilita’ dei mercati”, spiega.

Martedi’, ricorda ‘Die Welt’, l’indice S&P500 di Wall Street ha chiuso per la prima volta nei suoi 57 anni di storia la soglia dei 2mila punti con un rialzo da gennaio dell’8,2% e del 20% su base annua. Le 500 imprese americane inserite nell’indice hanno un valore di 18.500 miliardi di dollari, pari al 115% del pil Usa. Anche il rapporto Pe (price-earnings) delle ‘big’ statunitensi mostra degli squilibri con un 18,6 ben superiore alla media di lungo periodo.

Al dibattito partecipa anche Robert Shiller, professore a Yale e premio Nobel con Hansen nel 2013: l’indice Shiller-Pe (price-earnings), creato dallo stesso economista, e’ salito oltre quota 26, in area pericolo, come ha fatto solo tre volte in passato, e cioe’ nel 1929, al momento del boom Internet in Borsa e durante la bolla immobiliare tra il 2004 e il 2007.

Un altro segnale di eccessi e’ la disponibilita’ ad aprire posizioni speculative a debito: il cosiddetto ‘margin debt’ ha raggiunto quota 460 miliardi di dollari a Wall Street in luglio, il doppio del 2010 e soltanto 6 miliardi sotto i massimi della primavera. “Il mondo a tassi zero – commenta William Sharpe, professore emerito alla Stanford University e premio Nobel nel 1990 _ ha cambiato completamente l’architettura dei mercati finanziari”.
(Il Sole 24 Ore Radiocor)