Borse asiatiche, analisti: “fuori dalla Cina, è l’ora del Giappone”

23 Giugno 2021, di Mariangela Tessa

Il mercato azionario del Giappone potrebbe tornare a splendere presto, dopo un secondo incolore. A dirlo è Cédric Le Berre, Senior Analyst di Union Bancaire Privée (UBP), che in una nota sul mercato nipponico dice di aspettarsi un recupero nel breve periodo. Questo perché, secondo l’analista, la campagna vaccinale sta prendendo slancio mentre il governo dice che avrà abbastanza dosi per vaccinare tutti entro la fine di settembre.

Tra i possibili driver, le Olimpiadi che non sono state cancellate ma anche una forte ripresa dei fondamentali, in particolare per le aziende più piccole, maggiormente focalizzate sul mercato interno e meno orientate ai cicli economici globali.

“Il fattore trainante è ora il mercato delle small cap e il miglioramento della corporate governance. I fattori interni, piuttosto che la ciclicità, stanno dominando il sentiment degli investitori in un mercato spesso incompreso e ampiamente trascurato” dice l’esperto.

Borse asiatiche, è ora di puntare sul Giappone

Una view positiva sul mercato nipponico è arrivata anche da Ethenea Independent Investors, una società d’investimento indipendente con sede in Lussemburgo.

“A livello globale, prevalgono i fattori positivi a sostegno dell’investimento azionario, ma in Asia la situazione è cambiata. Mentre il Giappone appare in netto miglioramento, dopo le difficoltà legate ai vaccini e alle incertezze sui Giochi Olimpici estivi, riteniamo che il momento favorevole della Cina sia prezzato in modo eccessivo.
Per questo, per il nostro fondo Ethna-AKTIV stiamo considerando di uscire dall’azionario cinese e di incrementare l’esposizione sulla Borsa di Tokyo” ha spiegato Michael Blümke, senior portfolio manager di Ethenea Independent Investors.

Per Blümke, la Cina ha fatto registrare una buona performance del mercato azionario nel 2020, grazie al fatto che è stata pioniera nella lotta contro la pandemia e l’unica grande economia a non registrare una crescita negativa nel 2020.

“Oggi, tuttavia, ci sono molte ragioni per dubitare del futuro livello dei prezzi delle azioni cinesi. Il momentum creditizio in Cina è in calo, il peso dello Stato, in particolare per quanto riguarda la regolamentazione delle aziende tecnologiche, non è del tutto prevedibile e l’atteso allentamento delle tensioni con gli Stati Uniti è probabilmente prezzato in modo eccessivo” spiega l’esperto.
“Al contrario, consideriamo il mercato azionario giapponese come un buon proxy di valore. Il Giappone è stato a lungo in ritardo in termini di progressi nella vaccinazione e ha vissuto una fase di prolungata incertezza relativamente ai Giochi Olimpici che si svolgeranno da fine luglio, ma il costante miglioramento della situazione induce maggiore ottimismo.

”In termini di allocazione di portafoglio, questo ci induce ad accrescere gradualmente la nostra esposizione sul Paese, mentre stiamo riducendo i nostri investimenti nell’indice negli Stati Uniti e abbandonando l’azionario cinese”, conclude Blümke.