Mercati

Borse 2026, per Robeco il rally potrebbe proseguire

L’azionario potrebbe registrare un ulteriore rialzo e i mercati emergenti potrebbero beneficiare degli afflussi derivanti dall’indebolimento del dollaro, con un rischio di ribasso per i Treasury. La fotografia è quella che scatta Robeco nel suo outlook economico per il 2026, intitolato “Una ripresa sincronizzata”, in cui prevede una rara e breve ripresa globale simile a quella del 2017, grazie alla convergenza di fattori quali l’attenuazione delle tensioni commerciali, la ripartenza del ciclo manifatturiero e gli effetti ritardati dell’allentamento monetario.

Robeco: dove andranno a finire i mercati azionari

In particolare Robeco intravede la possibilità che il rally azionario prosegua, soprattutto nei settori più sensibili ai tassi e nelle regioni al di fuori degli Stati Uniti. Il focus rimane sulla capacità degli utili di sostenere le valutazioni, particolarmente nel settore tecnologico, dove le aspettative restano alte. Interessanti le azioni dell’Eurozona, favorite da valutazioni più ragionevoli e da un quadro macro in miglioramento.

Nei mercati emergenti, un dollaro tendenzialmente più debole e un clima commerciale più favorevole potrebbero offrire un vento in poppa.

Sul fronte obbligazionario, Robeco mostra preferenza per le brevi scadenze, prevedendo un rialzo dei rendimenti a lungo termine. I titoli high yield, con spread ormai compressi, lasciano poco margine, mentre il debito emergente garantisce un carry ancora appetibile.

Tra le materie prime, i metalli industriali potrebbero beneficiare dello slancio ciclico, mentre l’oro resta incerto, sospeso tra inflazione altalenante e mosse della Federal Reserve.

La visione di Robeco è chiara: il 2026 potrebbe essere un anno di ripresa sincronizzata simile a quella del 2017. Un risultato reso possibile da una serie di fattori che stanno finalmente convergendo: la distensione delle tensioni commerciali, il nuovo slancio del ciclo manifatturiero e gli effetti ritardati delle politiche monetarie più accomodanti degli ultimi anni.

Economia globale: un breve intervallo di armonia

Lo scenario di base tratteggiato da Robeco vede un’economia mondiale in ripartenza, anche se per un arco temporale limitato.

Negli Stati Uniti, la crescita del PIL reale è stimata al 2,1%, un ritmo sostenuto dai guadagni di produttività alimentati dall’intelligenza artificiale e dallo stimolo fiscale del One Big Beautiful Bill Act. Tuttavia, dietro i numeri incoraggianti si nasconde una frattura sociale rilevante: i consumatori ad alto reddito continuano a spendere, mentre le fasce meno abbienti soffrono per l’aumento dei dazi e l’indebolimento del mercato del lavoro.

In Europa, la macchina economica prova a rimettersi in moto. La Germania, tradizionale locomotiva, beneficia di nuove misure fiscali e trascina la regione verso una crescita dell’1,6%, sostenuta anche dalla domanda repressa dei consumatori.

La Cina, seppur alle prese con pressioni deflazionistiche e un settore immobiliare ancora fragile, potrebbe vedere una ripresa interna più solida nella seconda metà dell’anno, man mano che il processo di deleveraging si avvia alla conclusione.

Robeco delinea anche due scenari alternativi: uno rialzista, in cui una distensione geopolitica e consumi più robusti in Cina spingono la crescita globale e portano il PIL statunitense al 2,9%, con un dollaro in rafforzamento e uno ribassista, segnato dal ridimensionamento dell’“eccezionalità americana”, dallo scoppio di una possibile bolla dell’IA e da un peggioramento del mercato del lavoro, rischiando di sfociare in una lieve recessione.

Sostenibilità: un cammino più lento, ma solido

Accanto all’analisi macro-finanziaria, Robeco dedica un intero capitolo alle prospettive per l’investimento sostenibile nel 2026. Nel report “Mantenere il ritmo”, Rachel Whittaker, Head of Sustainable Alpha Research, descrive un mercato ESG che non arretra, ma si ricalibra.

I flussi verso i fondi sostenibili si sono stabilizzati, mentre temi come l’adattamento climatico e l’IA responsabile stanno diventando centrali. Cresce l’attenzione verso i rischi fisici del cambiamento climatico e verso settori energivori, come le infrastrutture digitali necessarie proprio all’IA. L’Europa continua a guidare la transizione, forte di normative chiare e di un mercato dei green bond sempre più robusto. Gli Stati Uniti, al contrario, mostrano segnali divergenti, stretti tra esigenze di sicurezza energetica, investimenti nella difesa e un quadro politico polarizzato.

Nonostante tutto, la direzione resta tracciata: la sostenibilità non è più una moda, ma un processo strutturale, guidato da evidenze scientifiche e da obiettivi di lungo periodo.