Borsa Shanghai +47% da inizio 2014. Pericolo bolla? Tonfo oltre -5%, alert bond, sell su yuan

9 Dicembre 2014, di Redazione Wall Street Italia

NEW YORK (WSI) – Boom del mercato azionario cinese, con la borsa di Shanghai che è salita +47% da inizio 2014, balzando +20% dallo scorso 21 novembre, giorno in cui la banca centrale, People’s Bank of China, ha tagliato a sorpresa i tassi di interesse benchmark.

Il mercato è diventato però troppo costoso?

Sicuramente un avvertimento arriva dallo Shanghai Composite relative-strength index, ovvero dall’indice della forza relativa del listino – che misura il momentum dei prezzi azionari a 14 giorni -, che ha toccato il record a 93,35 punti, da quando Bloomberg ha iniziato a compilare il dato nel 1994. Alcuni trader riferiscono che un valore di tale indicatore (sigla RSI) superiore a quota 70 punti indica che l’azionario è destinato a scendere.

Detto questo, l’azionario cinese – inteso come valore di titoli azionari scambiati nei mercati principali, la borsa di Shanghai e di Shenzhen – ha una capitalizzazione record di $4,8 trilioni, e ha superato dunque in termini di valore di mercato il Giappone, diventando il secondo mercato al mondo dopo quello degli Stati Uniti.

Da inizio anno, sono state più di 100 le operazioni di Ipo, che tra l’altro in media hanno visto i titoli balzare +43% nel loro primo giorno di contrattazioni.

Soltanto nel mese di novembre, la Cina ha visto crescere il valore dei suoi mercati di $608 miliardi, più del valore dell’intero mercato di Singapore.

Il rally è scatenato soprattutto dai guadagni dei titoli finanziari. Il sottoindice che misura la performance dei titoli bancari, di brokeraggio e assicurativi è salito +52% solo lo scorso mese, più del doppio dei guadagni di tutti gli altri nove sottoindici.

Sicuramente, a sostenere i corposi rialzi, è stata anche la decisione di Pechino di aprire la borsa di Shanghai agli investitori esteri, attraverso una connessione con il listino di Hong Kong.

Tuttavia un campanello di allarme arriva dalla decisione della Banca centrale cinese – preoccupata del surriscaldamento degli asset cinesi – di rendere più severe le regole sulle garanzie sui prestiti e sule operazioni di repo.

La banca ha anche rafforzato l’obiettivo sullo yuan dello 0,25% dal taglio dei tassi, indicando di non volere che la valuta scenda ulteriormente di valore. Ma nonostante il più forte FIX dallo scorso marzo, lo yuan ha esteso le perdite nelle ultime ore e ha riportato il tonfo giornaliero più forte dal dicembre del 2008, cedendo oltre -0,5% verso il dollaro, e attestandosi a quota 6,2007. La flessione dello yuan è iniziata con il taglio dei tassi da parte della Banca centrale cinese.

Sempre nelle ultime ore, la China Securities Depository and Clearing Corp (CSDC), ha annunciato che, con effetto immediato, soltanto i corporate bond con il rating più alto “AAA” e quelli emessi da società con rating AA e superiori potranno essere utilizzati nelle operazioni di repo di bond.

Gli analisti hanno già avvertito che l’esclusione da parte delle autorità di bond con rating più basso nei contratti di repo aumenta il rischio di trading aventi per oggetto tali obbligazioni, oltre a deprimere la domanda ed esercitare una pressione verso l’alto sui rendimenti.

“La nuova norma zavorrerà la domanda degli investitori per i bond societari con rating più basso e questo potrebbe tradursi in costi più elevati per i veicoli di finanziamento dei governi locali”, ha commentato Yang Feng, analista del mercato dei bond con sede a Citic Securities Co, società di brokeraggio numero uno della Cina.

Immediata la reazione sul mercato dei bond governativi, che sono scesi -1% nelle contrattazioni della mattinata. I tassi sui titoli di stato con scadenza nell’ottobre del 2019 sono balzati +14 punti base, al ritmo più elevato per un bond con scadenza a cinque anni dal novembre del 2013, schizzando al 3,88%, stando ai dati riportati dal National Interbank Funding Center.

Giornata nera inoltre per lo stesso listino di Shanghai che è stato attaccato da forti realizzi cedendo oltre -5%. Timori sulla possibile revisione al ribasso delle stime sulla crescita del Pil, con Goldman Sachs che ha consigliato agli investitori di prepararsi a una crescita moderata e in fase di decelerazione della Cina.

La stessa Pechino, secondo le indiscrezioni, sarebbe pronta a tagliare le stime di crescita per il 2015 al 7%.

(Lna)