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Borsa Milano: pioggia di vendite, euro buca 1,30

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Milano – La Borsa di Milano archivia la giornata di contrattazioni in forte ribasso, dopo aver oscillato nervosamente a metà giornata, preda di una volatilità che si sta presentando sempre più spesso sui mercati azionari globali.

Fallisce il timidio tentativo del Ftse Mib di virare in territorio positivo: l’indice cede più del 2,37% e torna sotto quota 14.000 punti, rischiando di scivolare anche sotto quota 13.900, complice la performance di Wall Street, che vede lo S&P 500 testare il minimo dell’ultimo mese e il Dow Jones scivolare sotto quota 13.000. Tra le altre borse d’Euorpa, Londra, al ritorno agli scambi dopo la festivita’ di ieri, cede l’1,72%, Parigi fa -3,05%, mentre Francoforte lascia sul campo il 2,17%. L’indice di riferimento del continente Eurostoxx 50 cala del 2,25%.

Il nervosismo non risparmia il mercato dei titoli di stato di stato, con lo spread Italia a 10 anni che, dopo essere sceso fino a 376 punti, mette a segno un balzo del 3,8%, tornando a superare quota 390 (in area 391,43). Da segnalare la performance dall’inizio dell’anno dello spread, che misura la differenza tra i rendimenti dei BTP a 10 anni con quelli dei Bund tedeschi, sempre a 10 anni. Il differenziale è in calo del 27,65% dal primo gennaio, ma su base annua rimane ancora su livelli molti alti, a un valore superiore del 156,04% rispetto a quello dello stesso periodo dell’anno precedente. I rendimenti decennali salgono dello al 5,43%.

Sul fronte delle notizie interne all’Italia, in primo piano l’esito delle elezioni amministrative, che hanno visto protagonista l’incredibile ascesa del Movimento 5 Stelle e il crollo del Pdl. Di fatto, così come nel resto dell’Europa, la sensazione è che abbiano vinto i movimenti anti-politica e che il livello di sopportazione verso il rigore sia al limite.

Gli investitori hanno tentato di lasciarsi inutilmente alle spalle il tono negativo alimentato dalle tensioni politiche in Grecia, dopo la decisione di Antonis Samaras, leader del partito conservatore e di maggioranza relativa Nea Dimokratia, di abbandonare l’incarico di formare un esecutivo di coalizione, causa l’impossibilità di riuscire nell’intento. La Grecia attraversa una fase di totale paralisi politica e la sinistra anti-Ue, per cercare di salvare il paese, chiede una moratoria sul debito. In questo contesto, gli operatori vedono sempre più vicina l’uscita dall’euro del paese ellenico. Intanto, secondo il Financial Times, i greci torneranno alle urne il prossimo 17 giugno. Ma non è solo la Grecia a far parlare di sé.

Quella che è nata come una crisi dei debiti sta diventando ogni giorno che passa una crisi politica che investe l’intera Eurozona: Kristen Cooper, dell’agenzia indipendente di analisi geopolitica Stratfor, ritiene che i cittadini continueranno a rifiutare le misure di austerity e che dunque l’ondata di anti-establishment sia destinata a crescere. E David Rosenberg, responsabile economista e strategist di Gluskin Sheff, afferma che l’Europa è un vero disastro, sia politicamente che finanziariamente. Rosenberg aggiunge poi che preoccupa anche il rallentamento dell’economia tedesca.

L’azzeramento delle perdite del Ftse Mib è durato il tempo di qualche minuto. L’indice è tornato in rosso, trascinato dall’ennesimo cambiamento di rotta dei titoli bancari e dall’accelerazione al ribasso degli industriali. MPS nel mirino di Société Générale, che ha abbassato il rating da 26 centesimi di euro a 20 centesimi. Il titolo ha ceduto il 2,04%.

Tra i titoli in pesante ribasso anche A2A (-6,74%), Finmeccanica (-5,84%), Saipem, Fiat (-4.34%) e STM Microelectronics (-5,05%). Solo tre le note positive, tra cui Telecom Italia (+0,94%) e Popolare Milano +0,56%. Fa ancora meglio dell’istituto Buzzi Unicem +0,66%, dopo che l’olandese ING ha alzato il rating da “sell” a “hold”, mantenendo però il target price inalterato. Intermonte ha invece ridotto la valutazione su Luxottica (-2% circa) da outperform a neutral, lasciando il target price invariato.

In ambito valutario, l’euro rimane negativo nei confronti del dollaro cedendo lo 0,51% a $1,2991, perdendo così quota $1,30 e viaggiando sui minimi degli ultimi tre mesi; la moneta unica cede lo 0,61% nei confronti dello yen a JPY 103,67. Rapporto dollaro/yen piatto in flessione con -0,15% a JPY 79,78.

Per terminare la panoramica sui mercati, riguardo alle commodities, i futures sul petrolio accentuano ulteriormente le flessioni e cedono più del 2% a $95,96 al barile, mentre le quotazioni dell’oro perdono il 2,14% a 1.604,10. Da segnalare la recente performance al ribasso dell’indice di riferimento delle commodity, lo Standard & Poor’s GSI Spot Index, che la scorsa settimana ha perso il 4,5%, registrando la perdita più forte dal 16 dicembre scorso. Sotto i riflettori proprio le quotazioni del petrolio che, sempre la scorsa settimana, sono hanno fatto -6,1% sul New York Mercantile Exchange.

Sul fronte degli altri mercati globali, i mercati asiatici hanno recuperato terreno nel finale, chiudendo prevalentemente in territorio positivo.

GUARDA IL VIDEO: Parla James Ferguson, responsabile strategist presso Westhouse Securities, riguardo all’outlook delle banche americane ed europee.

GUARDA IL VIDEO: Sarah Quinlan, fondatrice di QAM e co-presidente di Trader/Portfolio Management Peer Advisory Group for 100 Women Hedge Funds, parla delle strategie di investimento per l’Europa e la Cina e dell’outlook per Wall Street.