Borsa Milano pesante, Ftse Mib -1%. Euro verso parità sul dollaro

10 Marzo 2015, di Redazione Wall Street Italia

MILANO (WSI) – Piazza Affari ha chiuso in ribasso una seduta dominata dai dati macro e dagli smottamenti sul valutario, con l’indice Ftse Mib che, dopo aver azzerato i guadagni di inizio mattinata, ha perso lo 0,97%, non lontano dai minimi di seduta, a quota 22.345,77 punti. Male Eni, Mps e CHN Industrial. In controtendenza Pirelli e Finmeccanica.

L’euro, su cui pesa il programma di Quantitative Easing europeo, cala anche sotto $1,07 e ormai si avvicina alla parità. È la prima volta da settembre 2003 che la divisa testa un livello così basso, con le due banche centrali che stanno prendendo direzioni diametralmente opposte. Il Dollar Index ha superato quota 98: per risalire a un simile valore bisogna tornare indietro di 11 anni e mezzo.

Sul mercato dei titoli di stato, lo spread BTP-Bund a 10 anni cambia rotta, anche se l’allargamento è limitato, sopra i 97,89 punti base, a fronte di rendimenti decennali in flessione all’1,22%. L’ampliamento si spiega con la performance dei rendimenti decennali sui Bund, che hanno testato il nuovo minimo storico, scivolando fino allo 0,2807%.

Si appiattisce la curva tra i bond a due e trent’anni della Germania, con il differenziale che tocca il minimo dall’ottobre del 2008, a quota 109 punti. Il differenziale tra Italia e Spagna si è invece assotigliato, raggiungere a un certo punto della seduta anche la parità.

Anche se la delusione per la produzione industriale italiana ha influito l’attenzione degli operatori rimane rivolta in particolare al caso Grecia. Dopo l’ennesimo nulla di fatto nella riunione dell’Eurogruppo, domani i rappresentanti della troika dovrebbero monitorare le reali condizioni finanziarie di Atene.

Come detto, euro sotto intensa pressione, buca la soglia di $1,07 scontando il mix di QE, superdollaro e timori per il futuro di Atene. Al momento cede l’1,07% a $1,0715. Dollaro/yen, dopo aver superato quota 122, riduce i guadagni e fa +0,04% a JPY 121,20. Euro/franco svizzero -0,09% a CHF 1,0689. Euro/yen -1,24% a JPY 129,84. Nei confronti della sterlina la moneta unica vale solo 0,7096 ormai (-1,07%).

Tra i titoli scambiati sul Ftse Mib, prevalenza di segni meno tra le banche. Cede terreno, più di tutte le blue chip finanziarie, Mps (-2,75%). Male anche CNH Industrial (-3,06%), in controtendenza invece Finmeccanica (+2,63%) e Pirelli (+2,74%). Telecom Italia sotto pressione nonostante il giudizio di Credit Suisse, che ha alzato le stime sull’Ebitda (+4% a 6,85 mld nel 2017), rivedendo al rialzo anche le previsioni sul prezzo obiettivo da 1,05 a 1,10 euro per azione.

La decisione è stata presa per effetto del miglioramento del trend del mercato mobile italiano e il nuovo piano della società per la migrazione di 3,5 milioni di clienti fissi verso un tariffario flat. Ancora, per Credit Suisse, “se tutto dovesse andare secondo i piani di Telecom Italia e l’Ebitda dovesse tornare a crescere nel 2017, crediamo che la società potrebbe valere 1,6 euro per azione ordinaria”.

Tra le materie prime, i futures sul contratto WTI scambiato a New York scendono sotto i $49 al barile, testando i minimi di sette sedute di 48,84 dollari. Il prossimo supporto è individuato in area $48,69, che equivale ai minimi del 2 marzo e $48,46 (minimi del 27 febbraio). L’andamento depresso va di pari passo con l’ulteriore rafforzamento del dollaro.

Anche i metalli preziosi pagano la corsa del biglietto verde: l’oro fa -0,64% a 1.159,71 dollari l’oncia, mentre l’argento cede lo 0,48% a 15,69.

Tra i listini asiatici, il Nikkei della borsa di Tokyo -0,67%. Sidney +0,05%, Hong Kong -0,77%, Shanghai -0,64%, Seul -0,40%.

Dal fronte economico reso noto in Cina l’indice dei prezzi al consumo, che nel mese di febbraio è cresciuto più delle stime, allontanando i timori di disinflazione nel paese. Il rialzo è stato +1,4% su base annua. I prezzi alla produzione sono scesi però del 4,8%, causa la flessione dei prezzi delle commodities.

(DaC-Lna)