Borsa Milano peggiore insieme a Madrid. Sell sulle banche

14 Aprile 2015, di Redazione Wall Street Italia

MILANO (WSI) – Appesantita dai realizzi e dalla paura di un default della Grecia la Borsa di Milano ha chiuso in ribasso, tra le peggiori d’Europa insieme a Madrid. Secondo gli analisti sta diventando troppo rischioso per gli investitori posizionarsi con forza sul mercato.

Il listino FTSE Mib ha perso l’1,07%, l’AllShare l’1,09% e il Mid Cap l’1,35%. Volumi per un controvalore di circa 3,5 miliardi di euro. C’è massima cautela anche in attesa della riunione della Bce, che si terrà questa settimana.

Il pericolo Grecia, mai rientrato nel tutto a dispetto delle rassicurazioni delle autorità europee, zavorra l’azionario.

Stando ad alcune fonti, il paese ellenico, in caso di mancato accordo per ricevere altri fondi del bailout, sarà impossibilitato a pagare gli stipendi agli statali e le pensioni. Di conseguenza, a quel punto, l’unica soluzione sarebbe fare default sul debito.

Il premier greco Alexis Tsipras starebbe già pensando, tra l’altro, di tornare al voto.

A Piazza Affari sono colpiti dalle prese di beneficio soprattutto i finanziari: il paniere delle banche ha ceduto il 2,12%, zavorrato da Unicredit (-2,54%) e Intesa Sanpaolo (-2,57%). Pesanti le popolari, male anche Mediolanum. Si distingue invece in positivo Mps dopo i cali di ieri dovuti alle incertezze finanziarie dopo che è emersa una violazione delle regole nell’esposizione a Nomura.

Fuori dal settore bancario, sotto pressione Mediaset dopo che la Consob ha detto no alla sua Opa su Rai Way presentata dalla controllata Ei Towers. In controtendenza invece Saipem: +3%. Positiva Exor. Il titolo della holding della famiglia Agnelli fa +0,35% dopo l’annuncio di un piano per emettere obbligazioni fino a 3 miliardi di euro.

Tra le notizie societarie clou di giornata, la conferma di Nokia di essere in trattative avanzate per una fusione con il colosso francese Alcatel-Lucent. Nokia perde più del 6%, mentre Alcatel-Lucent è salita del 13% circa.

In Europa pesano proprio i cali di Nokia e dei bancari. In particolare le banche scambiate sullo Stoxx Europe 600 segnano le peggiori perdite sull’indice, condizionate dal trend negativo di Banco Santander e BNP Paribas.

“Ovviamente, le valutazioni sono elevate – ha commentato in un’intervista rilasciata a Bloomberg Heinz-Gerd Sonnenschein, strategist presso Deutsche Postbank AG a Bonn, Germania. “Dopo una corsa così buona, sta diventando troppo rischioso per gli investitori posizionarsi con forza sul mercato. Ci focalizzeremo sull’imminente stagione degli utili e vedremo gli outlook delle aziende, per avere maggiori indicazioni”.

Ieri l’indice benchmark Stoxx 600 ha esteso il record dal 2000, con l’azionario europeo balzato al massimo dal gennaio del 2010. Lo Stoxx 600 ha segnato un rally +20% da inizio anno.

Dal fronte macro, brutti dati per l’Italia, con il debito pubblico che ha segnato un nuovo record e la deflazione che, almeno su base annua, si è confermata anche nel mese di marzo.

Azionario asiatico misto, sulla scia di profit taking seguiti alla recente fase rialzista che ha interessato diversi mercati. L’indice cinese Shanghai Composite ha oscillato tra il territorio positivo e quello negativo, per poi fare dietrofront rispetto ai masimi intraday a 4.168 punti e riportare un trend piatto. Anche Borsa di Tokyo poco mossa, con +0,02%. Hong Kong -1,14%, Seul +0,61%, Sidney -0,29%. Le prese di realizzo hanno colpito soprattutto Hong Kong, reduce da un guadagno di quasi +13% nelle ultime otto sedute.

Il sell off ha interessato i settori bancario, finanziario e assicurativo. Da segnalare che l’indice della Forza Relativa a 14 anni (relative Strength Index) che si riferisce all’MSCI Asia Pacific Index si è attestato nella giornata di ieri a 76 punti, al di sopra di quota 70 per il quarto giorno consecutivo. Secondo alcuni trader, un valore sopra la soglia dei 70 punti indica che l’azionario è pronto a fare dietrofront.

Detto questo, Morgan Stanley rimane positiva su Hong Kong, e ha alzato il target a 12 mesi a quota 30.000. “E’ un mercato volatile, ma il fattore chiave su cui ci stiamo concentrando è che siamo ancora ben al di sotto della media a lungo termine delle valutazioni dell’Hang Seng – ha commentato, stando a quanto riporta Cnbc,Jonathan Garner, managing director & chief Asia and emerging market equity strategist di Morgan Stanley – Il target di 30.000 punti implica che torneremo a un valore dell’indice pari a 13 volte il P/E forward, a cui il resto degli indici asiatici già scambia”. Secondo Bocom International Holdings, l’indice salirà inoltre al record di 32.000 entro giugno, con un margine di rialzo +14% dai livelli attuali. (a 27.706 punti circa)

Sul valutario, l’euro +0,66% a $1,0636; dollaro/yen -0,42% a JPY 119,59. Euro/franco svizzero +0,33% a CHF 1,0368, euro/yen +0,25% a JPY 127,22.

Tra le materie prime, i futures sul petrolio a New York +0,62% a $52,23. Brent +0,12% a $58. Oro -1,10% a $1.186,10. Argento -1,57% a $16,04.

(Lna-DaC)