Borsa Milano: la Bce non basta. Ftse Mib -2%

7 Novembre 2013, di Redazione Wall Street Italia

MILANO (WSI) – Ha avuto breve vita l’euforia delle Borse europee in seguito al taglio dei tassi deciso a sorpresa dalla Bce . Piazza Affari, zavorrata dalle perdite dei titoli bancari, lascia sul terreno il 2,07% a 18.863,41. di tagliare i tassi di rifinanziamento al nuovo minimo storico, allo 0,25%. I tassi sono stati ridotti di 25 punti base dallo 0,50%.

Reazione scomposta anche sugli altri listini europei. Sul finale si e’ mantenuta in rialzo solamente Francoforte. Male Madrid (-0,9%). Parigi ha terminato sui valori di ieri. Insomma l’effetto taglio dei tassi e’ durato poco piu’ di un’ora. Gli investitori temono che la mossa dell’Eurotower favorisca piu’ che altro le imprese tedesche e non dia vero impulso all’economia delle zone periferiche, proprio quelle che versano in maggiore difficolta’. ‘Le aziende italiane sono penalizzate rispetto a quelle tedesche soprattutto dal costo del finanziamento – ha spiegato Mario Spreafico, gestore di Schroeder Italia – il taglio dei tassi da parte della Bce non va a risolvere le divergenze, che anzi potrebbero peggiorare’.

La mossa della Banca centrale europea ha fatto crollare l’euro, piombato a quota 1,3389 rispetto al dollaro e a 131,9 yen, mentre il dollaro-yen e’ pari a 98,56. Il petrolio (wti) perde lo 0,95% attestandosi a 93,01 dollari al barile.

Lo spread tra Btp e Bund tedesco scende sotto i 240 punti base (238) e il rendimento del titolo decennale cala sotto il 4,10%, al 4,08%. Il differenziale tra i decennali spagnoli e tedeschi è a 234 punti base.

Draghi ha così dato ascolto ai numerosi appelli giunti da più parte e dallo stesso ministro dell’economia Fabrizio Saccomanni, che aveva auspicato l’adozione di una politica monetaria più espansiva da pafrte della Bce, al fine di aiutare l’economia europea, ma anche per frenare l’euro, salito nell’ultimo periodo fino al massimo in quasi due anni oltre $1,38.

Diversi analisti avevano messo in guardia la Bce dalla nuova minaccia per l’Eurozona, che non sarebbe più l’inflazione, ma la deflazione (che secondo alcuni sarebbe comunque un vantaggio per il Sud Europa).

Tra le blue chip forti vendite su Bpm (-4,99%), Saipem (-4,54%), Telecom (-4,26%), Mps (-3,49%) e Unicredit (-3,34%).

Tra le storie societarie, riunione del consiglio di amministrazione di Telecom Italia, su cui nei giorni scorsi si sono rincorsi diversi rumor su un aumento di capitale e sulla eventuale cessione di Telecom Argentina.

Listini asiatici negativi, Tokyo -0,76%, Hong Kong -0,70%, indice australiano S&P/ASX 200 -0,22%, Shanghai Composite -0,48%, indice coreano Kospi -0,48%.

“I mercati asiatici sono rimasti indietro rispetto a quelli americani. Tra le ragioni, c’è il ritorno dei flussi verso gli asset americani, continuato anche dopo le tensioni sull’innalzamento del tetto sul debito. Gli investitori acquistano quando i prezzi scendono ma non vendono sui rally e gli indici asiatici che avevano registrato performance migliori durante la situazione di stallo degli Stati Uniti ora non appaiono convincenti”, ha commentato in una intervista a Cnbc Kelly Teoh, strategist di mercato presso IG.

ALTRI MERCATI – A parte il brusco calo del rapporto euro/dollaro (leggi sopra), dollaro/yen +0,11% a JPY 98,76; euro/franco svizzero -0,17% a CHF 1,2304. Euro/yen -0,94% a JPY 132,01.

Riguardo alle commodities, i futures sul petrolio -0,95% a $93, il prezzo dell’oro -0,08% a quota $1.316,70 l’oncia.