Borsa Milano in calo. Petrolio -4,5%, dubbi su prestito ponte Grecia

4 Febbraio 2015, di Redazione Wall Street Italia

MILANO (WSI) – Giù la Borsa di Milano, con il listino Ftse MIB che cede lo 0,33% a 20.942 punti.

Nel giorno in cui il ministro greco delle Finanze Yanis Varoufakis ha incontrato Draghi, prima del ministro delle Finanze della Germania, per convincerli a cambiare i termini del piano di salvataggio del paese, la Borsa di Atene ha registrato un trend negativo, per poi recuperare nel finale.

All’interno del Ftse MIB, si segnala lo sprint delle Popolari (Bper +4%, BP +3%, BPM più cauta con +1,74%) e l’andamento negativo di Intesa -0,91% e Unicredit -0,72%, dopo il
giudizio di S&P sulle banche europee. In denaro MPS (+1,8%).

Male tra gli altri titoli Eni -1,41%, Enel -0,79%, Saipem -1,95%, Snam -2,13%, Tenaris -3,03%, Stm +3%.

Sul versante macro, sono positivi i dati sul Pmi del settore privato in gennaio e sulle vendite al dettaglio di dicembre. Gli indici di Markit suggeriscono una crescita del Pil per il blocco a 19.

Tornando al vero market mover di questi giorni per l’Europa, ovvero la Grecia, la Bce non avrebbe intenzione di fare concessioni sul prestito ponte di cui la Grecia ha bisogno da adesso alla fine del mese. Il piano di Varoufakis è allungare la durata del salvataggio per dare più tempo al paese per trovare nuovi aiuti, senza più rivolgersi alla troika composta da Bce, Ue e Fmi.

La proposta è finanziarsi tra marzo e maggio emettendo titoli del Tesoro a breve termine per ulteriori 10 miliardi: per farlo, serve però l’assenso della Bce ad alzare a 25 miliardi il limite attuale di 15 miliardi di euro sulle emissioni a breve. Assenso che Francoforte non è disposta a dare subito. L’istituto vuole giocare duro perché sa che il piano dipende dalla Bce.

Ciononostante l’economista di sinistra è ottimista e ha rivelato di aver già avviato le trattative con il Fondo per convincere l’istituto di Washington ad accettare lo swap del debito proposto. L’idea sul tavolo è convertire debito in buoni legati alla crescita. “In modo che noi e i nostri partner giochiamo nella stessa squadra. Più cresciamo e più presto restituiamo i nostri soldi”.

Ma l’Fmi nega le negoziazioni. Un sostegno a Varoufakis arriva da uno dei più importanti think tank del Regno Unito, che tra l’altro dà la colpa soprattutto alla Bce.

Sul mercato dei titoli di stato, il Btp decennale italiano scende all’1,52% e lo Spread con i bund omologhi si restringe -5,39% a 121,02 punti base.

Non è andata proprio bene l’asta di Atene, che ha dovuto pagare un prezzo più salato per avere denaro in prestito a breve termine. Il che vuol dire che gli investitori vogliono un rendimento più alto in cambio di detenere debito ellenico. Atene ha collocato €812 milioni di titoli che scadono tra sei mesi a un tasso del 2,75%, in rialzo dal 2,3% dell’asta precedente.

Le speculazioni secondo cui il petrolio potrebbe aver toccato il fondo e sia ormai pronto a risalire, unite alle speranze di un compromesso sul debito greco, hanno favorito l’azionario mondiale che ha recuperato le perdite subite nel 2015. Ma oggi il petrolio torna a registrare perdite consistenti.

Vero e proprio tonfo per i futures scambiati a New York, che accelerano al ribasso con -4,51% a $50,66 al barile, Brent -3,28% a $56,01; oro +0,20% a $1.262,80. Argento +0,89% a $17,48. Il contratto WTI scambiato a New York ha messo fine a una corsa di 4 giorni. Il +19% accumulato nel periodo rappresenta il computo più positivo da gennaio 2009.

In ambito valutario, l’euro -0,55% a $1,1416; dollaro/yen +0,03% a JPY 117,58; euro/franco svizzero -0,57% a CHF 1,0546; euro/yen -0,51% a JPY 134,25.

(DaC-Lna)