Borsa Milano giù, persi 300 miliardi da vetta 2007

21 Agosto 2013, di Redazione Wall Street Italia

MILANO (WSI) – Prova negativa al termine di una seduta nervosa per Piazza Affari, che vede prima il Ftse Mib puntare verso l’alto e superare la soglia dei 17.000 punti bucata alla vigilia, poi assistere al ritorno delle vendite. Non si è arrestata la discesa delle banche. Fa eccezione Mps. Buy in controtendenza anche per Stm. Lo Spread tra Btp e Bund si è attestato sopra i 250 punti base. Deboli anche le altre piazze europee.

Il listino italiano ha perso quasi il 59% – oltre 300 miliardi di euro di capitalizzazione – dai massimi di giugno 2007. Il rischio di ulteriori perdite tra i salotti buoni della finanza, con decine di aziende che continuano a chiudere ogni settimana, ha scatenato una lotta alla sopravvivenza.

L’indice italiano ha ceduto lo 0,72%, bucando anche i 16.900 punti (16.877,93). A livello settoriale, si spegne il rimbalzo delle banche, frenano gli energetici. Volumi ‘estivi’, per un controvalore di circa 430 milioni di euro a metà seduta.

Cautela in generale in Europa, con l’indice Stoxx Europe 600 che ha chiuso ieri al minimo dallo scorso 31 luglio e che è in caklo per il terzo giorno consecutivo: si tratta del trend ribassista più lungo in otto settimane. Il listino ha perso -2,2% dallo scorso 14 agosto, scontando le speculazioni secondo cui la Fed staccherà la spina al QE a partire già dal prossimo mese.

A tal proposito, i mercati di tutto il mondo attendono il “verdetto” della Fed. Indicazioni cruciali arriveranno stasera, con la pubblicazione delle minute relative all’ultimo meeting della Federal Reserve; dalla comunicazione, si potrà (almeno è quanto sperano gli investitori, per cui il nemico numero uno è l’incertezza) comprendere se davvero Ben Bernanke e colleghi inizieranno a smorzare le misure di quantitative easing a partire da settembre.

L’azionario globale è reduce dai pesanti sell off degli ultimi giorni, che hanno portato il Ftse Mib a perdere fino a -4,5% nel giro di due sedute, e lo spread – che oggi invece rimane stabile – a rialzare la testa.

“Le minute saranno molto importanti – ha detto, intervistato da Bloomberg, Tim Harris, responsabile degli investimenti presso Lloyds TSB Bank – La domanda che i mercati si pongono è passata da “La Fed smorzerà gli acquisti dei bond”, a “Quando la Fed inizierà a smorzare gli acquisti (di titoli legati ai mutui e Treasury, al momento per un valore di $85 miliardi al mese), a “Quale sarà l’entità del tapering?”.

Tra i titoli in Europa male Heineken, -3,8%, dopo che la società olandese ha reso noto di aver riportato nel primo semestre dell’anno utili al lordo degli interessi e delle tasse, pari a 1,33 miliardi di euro, meno degli 1,34 miliardi attesi dal consensus.

Indice di riferimento dell’azionario asiatico in calo per il quinto giorno consecutivo, viaggia al minimo in sei settimane. Si parla del listino benchmark MSCI Asia Pacific, che ha ceduto -3,3% negli ultimi 4 giorni di contrattazioni, al valore di chiusura più basso dallo scorso 9 luglio.

Occhio alla performance della Borsa di Tokyo, che ha recuperato nel finale, ma che ha visto il Nikkei 225 scivolare a un certo punto di 250 punti dai massimi testati all’inizio della seduta dopo la chiusura dei mercati americani. A pesare, la notizia secondo cui il livello di alert di Fukushima è stato alzato a “3”, dopo l’incidente della fuoriuscita di 300 tonnellate di acqua altamente radioattiva, verificata nei giorni scorsi nella centrale. La notizia ha messo ko le quotazioni di Tokyo Electric Power, società che controllata l’impianto nucleare. Titolo ha perso più del 10%. Tra altri titoli, sul mercato australiano male BHP Billiton, -2,5% dopo aver reso noto alla viglia un calo dei profitti dell’anno pari al 30%.

Focus sempre su Wall Street, ormai totalmente nelle mani della Fed, con le vendite che hanno portato il Dow Jones a cedere per la quinta sessione consecutiva; l’indice è anche calato in giornata sotto la soglia dei 15.000 punti.

La fase ribassista del Dow Jones è la più lunga dall’ultima settimana del 2012; l’indice ha inoltre accusato la perdita in 12 giorni più duratura degli ultimi nove mesi.

PIAZZA AFFARI – Finanziari incerti. Il paniere delle banche perde lo 0,3% circa. Sulle montagne russe Unicredit e Intesa. In rosso Pop Milano. Un broker italiano dice a Reuters di stimare che il secondo trimestre sia andato in archivio con risultati inferiori al consensus, “a causa di un più elevato livello di rettifiche su crediti e accantonamenti su rischi”. Sull’aumento di capitale da 500 milioni, il broker ipotizza “un prezzo di sottoscrizione pari o poco sopra 0,20 euro, con uno sconto sul TERP sostanzialmente in linea con transazioni recenti (30-35%)”. Ritrova il segno più Mps.

La debolezza degli energetici, in particolare del colosso Eni, frena il listino. Male anche Enel Green Power e A2A. Fiacca Telecom Italia. Non si arresta la discesa di Italcementi, che paga il downgrade di Credit Suisse.

BTP ITALIA – Spread Btp-Bund a 10 anni -0,1% a 251,30, a fronte di un rendimento decennale italiano al 4,35% (+0,92%).

ALTRI MERCATI – In ambito valutario, euro -0,23% a $1,3386, dollaro/yen +0,37% a JPY 97,62; euro/franco svizzero -0,01% a CHF 1,2307. Euro/yen +0,15% a JPY 130,66.

Tempesta nei tassi di cambio dei mercati emergenti asiatici. La rupia paga le prospettive di un tapering della Fed e scivola ai minimi storici. Il collasso della valuta indiana ha costretto la banca centrale a intervenire, iniettando circa 1,3 miliardi di dollari nel sistema bancari. Il dollaro si e’ portato sopra le 64 rupie, forte di un rialzo dell’1,24%.

Sui mercati delle commodities, i futures sul petrolio -0,43% a $104,66 al barile, oro -0,70% a $1.363,50 l’oncia.

ANALISI DI MERCATI DI MPS CAPITAL SERVICES

Tassi & Congiuntura: in area Euro giornata ieri all’insegna della stabilizzazione dei tassi tedeschi a fronte invece di rialzo di quelli periferici, ad eccezione del Portogallo che negli ultimi tre giorni ha segnato un calo del tasso decennale, portando il relativo spread verso l’Italia in prossimità dei 200pb.

Il livello dell’1,90% sul decennale (pari all’attuale livello dell’inflazione tedesca) è pertanto apparso agli occhi degli operatori una prima soglia di approdo. Gli spread di Italia, Spagna e Grecia sono pertanto risultati in allargamento. Nel frattempo il tema Grecia ritorna di tanto in tanto a far capolino, pur non rappresentando al momento un mover di mercato.

Ieri il ministro delle finanze tedesco ha dichiarato che la Grecia avrà bisogno di un nuovo programma di aiuti, aggiungendo però che un ulteriore taglio del debito è fuori discussione. Oggi è attesa l’emissione del nuovo titolo biennale tedesco fino a 5Mld€, che presenterà nuovamente una cedola nominale positiva dello 0,25%, a fronte invece di cedola nulla della precedente emissione benchmark.

Negli Usa giornata di stabilizzazione del tasso decennale in prossimità di 1,82%, dopo le forti escursioni al rialzo che avevano portato tale tasso fino al 2,90%. Gli operatori appaiono più cauti prima dell’attesa pubblicazione del verbale della riunione Fed di fine luglio.

Il forte rialzo dei tasso decennale che ha preceduto la pubblicazione delle minute di questa sera, potrebbe rendere gli operatori maggiormente sensibili a tutti i segnali maggiormente accomodanti da parte della Fed, comportando una possibile continuazione della fase di stabilizzazione in atto da ieri.

Il riferimento è in particolare ad eventuali discussioni sull’ipotesi di riduzione dell’obiettivo del tasso di disoccupazione, attualmente fissato al 6,5%, che potrebbe essere letto come segnale di permanenza del tasso di riferimento intorno allo 0% per un periodo di tempo ancora più lungo.

Sul fronte obbligazionario emergente, ieri sono continuate le pressioni al rialzo dei tassi con l’indice Embi+ spread arrivato in prossimità dei 350pb. Nel frattempo oggi occorrerà monitorare l’impatto della decisione della banca centrale indiana di procedere all’acquisto di bond con scadenza lunga per circa 1,3Mld$ il prossimo 23 agosto, che sul mercato dei bond in valuta locale ha comportato un ritorno del tasso decennale sotto all’8,5%, dopo essersi spinto fino al 9,50% nei giorni scorsi.

Valute: euro in apprezzamento verso dollaro, sulla scia di possibili rimpatri di capitali dall’area emergente e prima della pubblicazione delle minute Fed. Nelle prime battute di questa mattina il cambio è però tornato nuovamente sotto la soglia di 1,34, fermandosi in prossimità del primo supporto a quota 1,3380. La prima resistenza si colloca in area 1,3450.

Lo yen ieri si è apprezzato sulla scia del calo delle borse mondiali, mentre questa notte si è leggermente deprezzato verso quasi tutte le principali valute in linea con il flebile rimbalzo del listino azionario giapponese.

Nel frattempo proseguono le discussioni in Giappone sul tema aumento dell’Iva: il ministro delle finanze Aso ha dichiarato di non vedere nessuna ragione convincente per rinviare l’aumento programmato dell’Iva ad aprile alla luce dei recenti dati macro.

Sull’euro/yen oggi il supporto si colloca a 129,30, le resistenze a 131 e 132. A sorpresa ieri la Turchia ha aumentato il tasso sui prestiti overnight per il secondo mese (+50pb al 7,75%) nel tentativo di contrastare la debolezza del cambio e l’accelerazione dell’inflazione ai massimi da 10 mesi a luglio. Si tratta del tasso a cui la banca centrale offre fondi in prestito per un giorno.

Nonostante tale decisione la lira turca ha avuto un andamento misto sui mercati, registrando un nuovo minimo storico verso euro. L’euro ha guadagnato terreno anche verso rublo, portandosi ai massimi da fine 2009.

Anche la rupia indonesiana è risultata in forte deprezzamento (il maggiore della giornata) in un contesto di aumento dei tassi di mercato sui bond governativi. Debolezza anche per il dollaro australiano che stanotte si è deprezzato verso tutte le principali valute.

In controtendenza la rupia indiana, in lieve apprezzamento verso dollaro dopo l’annuncio delle citate misure della banca centrale.

Commodity: ieri è stata una giornata negativa per le materie prime in un contesto di risk-off sui mercati mondiali in attesa della pubblicazione dei verbali della Fed di stasera.

Non sono mancate le eccezioni come l’oro che si è spinto al rialzo fino ai 1375$/oncia sulla scia del deprezzamento del dollaro verso euro. Questa mattina sta però perdendo quasi tutto il guadagno di ieri sulla scia del recupero del dollaro.

Il settore peggiore ieri è stato quello agricolo guidato dal cotone (-4,3%). Si è trattato del peggior ribasso da 14 mesi su segnali di raccolti più abbondanti in India e negli Usa, i due principali esportatori mondiali. Vendite anche sui cereali e sul caffè. Andamento divergente per il petrolio europeo (Brent +0,2%) e quello Usa (Wti -2%).

La maggior forza relativa del greggio europeo potrebbe dipendere da problematiche legate alla produzione di greggio dal Mare del Nord. Oggi sono entrambi in lieve calo dopo l’annuncio della prossima riapertura di due importanti porti libici. Intorno alla parità i metalli non ferrosi al LME.