Borsa Milano corre, rimonta dei bancari

24 Luglio 2014, di Redazione Wall Street Italia

NEW YORK (WSI) – Piazza Affari archivia la seduta con l’indice Ftse Mib che torna abbondantemente sopra quota 21mila punti con un rialzo del 2,04%. Tra i 40 big del listino milanese, la migliore performance per Azimut +7,58% dopo i solidi conti del primo semestre. Tra i media balzo di Mediaset +6,49% sulla scia dei conti positivi della controllata spagnola. Sul mercato del reddito fisso lo spread Btp-Bund e’ sceso a 157 punti favorendo lo spunto delle banche, nell’ordine Mps +6,52%, Bper +6,05%, Bpm +5,45%.

Un aiuto lo offrono gli ultimi dati macro europei e in particolare quelli provenienti dalla Germania.

L’economia dell’area euro nel suo complesso sta registrando un rimbalzo migliore delle stime. È il settore dei servizi a trainare la ripresa e non solo a Berlino. Nel blocco a 18 è salita al top da tre anni in luglio, con le nazioni più deboli che hanno fatto meglio della Francia. Dopo che Markit ha pubblicato tali dati, l’euro ha rimontato dello 0,3% e ora viaggia in positivo rispetto ai valori della chiusura della vigilia.

Se si escludono Francia e Germania, il resto del blocco ha registrato il maggiore incremento nell’attività aziendale da agosto 2007. Anche i nuovi ordini all’industria hanno visto l’incremento più sostenuto degli ultimi sette anni.

La crescita è stata più marginale per produzione e nuovi ordini alle esportazioni nel settore manifatturiero, restando ben sotto i tassi visti a inizio anno.

Le previsioni mensili di Markit sull’attività nell’area della moneta unica sono salite ai massimi di tre mesi, ma la crisi in Ucraina sta facendo sentire il suo peso sul business delle società principali.

In realtà a dirla tutta fin qui i mercati finanziari sono stati per lo più apatici con volatilità in distensione. Gli investitori non hanno praticamente reagito alle ultime notizie di tensioni geopolitiche in Iraq, Siria, Gaza e Ucraina. Sono tutte minacce ai rifornimenti energetici mondiali, ma anche al business delle aziende internazionali e alle catene di commercio.

Anche il referendum di settembre sull’indipendenza scozzese dal Regno Unitoo, la sesta maggiore al mondo, non ha avuto un impatto negativo, senza innervosire particolarmente i mercati.

Tornando in ambito macro, l’indice manifatturiero cinese è salito alla quota più alta degli ultimi 18 mesi, facendo per un po’ dimenticare le paure di un rallentamento della seconda economia al mondo.

Il settore privato francese ha subito una nuova contazione, con le fabbriche che fanno fatica in un contesto di economia ancora in stagnazione. L’indice manifatturiero PMI è sceso ai minimi di 15 mesi di 45 dai 47,6 di giugno. Ma il comparto dei servizi è risaltio in territorio positivo a 50,4 (un livello che indica espansione) dai 48,2 del mese scorso.

In Italia occhi sulle vendite al dettaglio. Cala dello 0,7% a maggio, rispetto al mese precedente, l’indice destagionalizzato. Nella media del trimestre marzo-maggio, l’indice mostra una leggera flessione rispetto ai tre mesi precedenti (-0,1%).

Sempre da noi, la fiducia dei consumatori è scesa nel mese di luglio a 104,6 dal 105,6 di giugno, rivisto da 105,7.

Secondo il Fondo Monetario Internazionale, il Pil Usa scenderà a +1,7% quest’anno per poi accelerare a +3% nel 2015.

Visto il buon andamento degli utili negli Stati Uniti, poi, il mercato ha ancora spazio per crescere secondo gli analisti. Il 77% delle aziende quotate ha battuto le stime sinora.

Andamento contrastato dei mercati asiatici: Singapore e Hong Kong viaggiano in positivo, mentre Tokyo ha chiuso in lieve calo. L’azionario dell’area si mantiene in generale in prossimità dei massimi di sei anni, con l’indice di riferimento della regione che oscilla tra i rialzi e i ribassi, ma l’Europa da parte sua potrebbe deludere in avvio.

L’indice MSCI della regione Asia Pacifico, escluso il Giappone, è poco variato e scambia in una forchetta di prezzo che va da -0,1% a +0,3%. Il paniere ha chiuso ieri ai massimi da giugno 2008.

Chiusura in lieve ribasso per la Borsa di Tokyo con l’indice Nikkei che ha perso lo 0,29% a 15.284,42 punti. L’azionario cinese fa invece +1,3%.

Dopo i risultati migliori delle attese di Facebook, PepsiCo e Dow Chemical, è salito al 77% del totale delle aziende quotate sull’S&P, la percentuale di imprese i cui conti fiscali hanno battuto le stime.

Sugli altri mercati, sul valutario euro si rafforza sul dollaro dopo un’apertura in flessione. La moneta unica europea è in progresso a quota 1,3471 dollari, mentre ieri, secondo le rilevazioni della Bce, ha chiuso a 1,3465 dollari.

Tra le commodities, oro in ribasso a 1.296,36 dollari per un calo dello 0,6%. Male anche il petrolio, che cede quota a 102,88 dollari per il barile Wti newyorchese e a 108 dollari per il Brent londinese.