Borsa Milano con il segno più, volumi sottili

13 Agosto 2014, di Redazione Wall Street Italia

MILANO (WSI) – Piazza Affari ha chiuso in rialzo, in sintonia con le altre borse europee, in una giornata dai volumi sottili tipici della settimana di Ferragosto. Il tentativo di rimbalzo è stato tuttavia frenato dai timori, pur attenuati, che le sanzioni alla Russia e un escalation della crisi in Ucraina possano fare deragliare la debole ripresa in Europa. Per questo si guarderanno con attenzione i dati macro europei di domani.

L’indice FTSE Mib ha chiuso in rialzo dello 0,62% a 19.537 punti. Volumi estivi, per un controvalore di 1,7 miliardi di euro. L’indice europeo FTSEurofirst 300 segna +0,45%. Gli indici europei hanno chiuso comunque tutti col segno piu’: Parigi +0,74%, Londra +0,13% e Francoforte +1,26%. Ha recuperato l’1,55% Lisbona, mentre Madrid ha chiuso a +0,48%

Intanto, sul mercato valutario, l’euro resta sotto la soglia di 1,34 dollari ma recupera un po’ di terreno contro il dollaro indebolito dai dati sui consumi americani deludenti ed e’ scambiato a 1,3380 (1,3368 in avvio e 1,3358 ieri) e a 136,967 yen (136,744 e 136,53). Il dollaro vale 102,3675 yen (102,28 e 102,19). In calo il petrolio, con il Wti a 97,03 dollari al barile (-0,35%).

Bancari in ordine sparso. Acquisti su Banco Popolare (+4%), che prosegue il rally per la quarta seduta consecutiva, così come Pop Emilia (+1,1%). Toniche le big Unicredit (+1,52%) e Intesa San Paolo (+1,04%). In ribasso invece Pop Milano (-1,32%), Mps e Ubi.

Continua il recupero di Gtech (+3,07%), che nei giorni scorsi ha annunciato il via libera dell’Antitrust Usa all’acquisizione del produttore di slot machine Igt. Oggi inoltre un quotidiano scrive che la società ha ottenuto da 13 banche l’impegno per 8,7 miliardi di euro per acquisire Igt. Piatta Telecom Italia in attesa di novità sulla partita brasiliana che in questi giorni entra nel vivo.

Ignorate le cifre ben poco incoraggianti provenienti da Cina, Giappone ed Eurozona.

Dopo la delusione per i dati macro tedeschi pubblicati ieri, il mercato si interroga ora sull’impatto che la crisi in Ucraina continuerà ad avere sulla ripresa già fragile dell’Eurozona. Kiev ha promesso che non lascerà passare il convoglio di camion russi che Mosca sostiene sia una semplice missione umanitaria.

Deludono i numeri sulla produzione industriale nell’area euro. L’outuput, che ha subito un calo inaspettato in giugno, contraendosi ulteriormente compromette le speranze di ripresa. Il ribasso dello 0,3% di giugno arriva dopo il -1,1% di maggio. Sui dati ha influito negativamente la situazione critica in Ucraina, Iraq e Gaza.

Rispetto all’anno scorso la produzione è invariata. Gli economisti si aspettavano un miglioramento dello 0,1% in questo frangente. Sono invece stati raggiunti i minimi da agosto 2013.

Chissà che almeno l’ennesima frenata dell’inflazione e lo spauracchio di una deflazione nell’area non convinca la Germania a svalutare l’euro. La Bundesbank non sembra però intenzionata a fare concessioni, almento a giudicare dalle parole dure pronunciate dal falco Weidmann. A luglio il tasso tendenziale tedesco è sceso allo 0,8% rispetto all’1% del mese precedente. La variazione mensile è stata dello 0,3%. I dati sono in linea con le stime degli analisti.

Sempre a luglio gelata sui prezzi spagnoli, con l’inflazione che scivola -0,9%. In Francia i prezzi al consumo si sono attestati a -0,3%. Draghi potrebbe intervenire per svalutare ulteriormente l’euro e tornare a stimolare l’inflazione.

Nel Regno Unito, il tasso di disoccupazione è lievemente sceso al 6,4% dal 6,5%. Gli economisti scommettevano su un miglioramento dei livelli di occupazione e su una riduzione del numero di persone che fanno richiesta di sussidi di disoccupazione. Questo pomeriggio si conosceranno poi i dati sulle vendite al dettaglio Usa.

Le Borse asiatiche intanto oscillano tra i ribassi e i rialzi in attesa di nuove indicazioni macro dopo la delusione per il Pil giapponese. La terza economia al mondo ha subito la contrazione più accentuata dal terremoto del 2011.

Nel secondo trimestre il Pil ha registrato una contrazione dell’1,7% sul trimestre precedente mentre su base annuale il calo è del 6,8%. La flessione è stata determinata dall’aumento dell’Iva varato dal governo di Shinzo Abe. Il dato del pil senza aggiustamenti dei prezzi mostra su base annuale una flessione limitata allo 0,4%. Va detto, tuttavia, che gli analisti si aspettavano una flessione ancora più marcata, ossia dell’1,8%.

Il Nikkei riesce tuttavia a chiudere in rialzo dello 0,35%. Cede quota Shanghai, dopo che i numeri sul nuovo credito sono scesi a sorpresa. Non è un segreto che la mancanza di flussi di liquidità fresca nell’economia è una questione molto delicata in Cina.

Il governo di un paese che tanto punta sulle esportazioni e sulla svalutazione della propria moneta, dovrebbe varare misure che consentano di spingere i consumi interni.

L’indice MSCI della regione Asia Pacifico guadagna lo 0,1% al momento mentre Toky cede lo 0,2%. Il paniere Hang Seng cinese perde lo 0,5% pdopo che la banca centrale ha annunciato che i finanziamenti aggregati sono stati pari a 273,1 miliardi di yuan ($44,3 miliardi) in luglio, molto sotto i 1.500 miliardi previsti dagli analisti. Si tratta dei minimi di sei anni.

Shanghai cede lo 0,8%, Hong Kong lo 0,2%.