Borsa Milano chiude in rosso, controcorrente Mps +1%,

6 Agosto 2015, di Redazione Wall Street Italia

MILANO (WSI) -Chiusura in negativo per Borsa Milano, che nel finale vede il Ftse Mib scendere dello 0,42% a 23.811 punti. Sotto pressione l’azionario europeo, sulla scia delle continue preoccupazioni sul trend dei prezzi del petrolio -che scatenano ripetuti sell off sui titoli delle società minerarie e petroliferi – ma anche per il timore di un rialzo dei tassi Usa da parte della Federal Reserve.

Fra i pochi spunti positivi, da segnalare Mps che ha guadagnato l’1,06% in attesa dei conti semestrali che saranno diffusi in serata. Fra i bancari bene anche Intesa Sanpaolo (+0,64%) e Bper (+0,56%). Male, invece Mediaset (-4,27%) in una giornata di forte calo per i titoli del settore media a livello globale dopo i risultati trimestrali di Fox. In calo anche Telecom Italia (-1,85%) che domattina diffonderà la sua semestrale.

Fra l’altro il settore delle tlc italiano si appresta a un forte cambiamento: oggi, infatti, e’ stato annunciato il matrimonio fra Wind e 3 Italia che darà vita al primo operatore nella telefonia mobile con una quota di mercato del 33,5%

Sono proprio i titoli delle società produttrici di commoties, come BHP Billiton e Glencore, che pesano maggiormente sugli indici, con cali che si aggirano attorno al 3%.

Tra gli altri titoli protagonisti della sessione odierna, Zurich Insurance Group in calo dopo aver riportato profitti peggiori delle attese. Giù l’indice azionario benchmark europeo Stoxx Europe, che rimane comunque in crescita +18% da inizio anno.

Resa nota nel giorno del Super Thursday per la City la decisione della Bank of England (BoE), che ha lasciato i tassi invariati allo 0,50% con 8 voti favorevoli e 1 contrario. Dal comunicato, considerata l’incertezza sul ritorno del tasso di inflazione al 2%, causa il continuo tonfo dei prezzi del petrolio e delle commodities, si evince che l’adozione di una politica monetaria restrittiva, nel Regno Unito, non è imminente. Le aspettative slittano alla metà del 2016.

L’istituto ha tagliato le stime sull’inflazione di breve termine. Detto questo, il presidente Carney ha reso noto che “il timing probabile del primo rialzo dei tassi di interesse si sta avvicinando. Tuttavia, il momento preciso della prima mossa non può essere previsto in anticipo. Sarà il prodotto di sviluppi e prospettive economiche. In poche parole, dipenderà dai dati”.

Carney ha sottolineato che l’outlook di breve termine dell’inflazione rimane contenuto, ma c’è “qualche prova di un contesto deflazionistico” tra i consumatori e le aziende. Inoltre, nonostante la forza della domanda globale, “le esportazioni saranno ancora frenate dalla solidità della sterlina”.

Immediata la reazione della sterlina, che è scesa nei confronti delle principali valute; i tassi decennali sui bond UK sono scesi all’1,95%. La crescita dei prezzi ovrebbe essere nel 2015 di appena +0,3%, contro il +0,6% atteso a maggio, prima di accelerare all’1,5% nel 2016.

Tornando a Piazza Affari su Unicredit sono arrivati i giudizi di Citi e Société Générale. Citigroup ha rivisto al rialzo il target price sul titolo da 7,4 a 7,7 euro, reiterando il rating “buy”, mentre la banca francese ha alzato il target price da 5,6 a 7 euro, con valutazione passata da sell a hold.

Kepler Cheuvrex ha alzato il prezzo obiettivo di Buzzi Unicem a 16,5 euro, con valutazione “hold”. Lo stesso broker ha colpito invece Mediobanca, tagliando il rating da “buy” a “hold”, con il prezzo obiettivo ridotto da 10,3 a 10 euro.

“Con il meeting del Fomc (il braccio di politica monetaria della Fed) di settembre ormai prossimo, sembra esserci la nuova convinzione che la politica della Fed sia passata a una del tipo ‘Agiremo a settembre, dateci una ragione per cui non dovremmo”, ha scritto in una nota riportata da Cnbc Chris Weston, market strategist di IG.

In Asia Shanghai -0,9%, sulla scia del calo dei prezzi del greggio. Forti vendite per lo stesso motivo a Sidney, con l’indice di riferimento S&P ASX 200 che ha sofferto il suo principale calo giornaliero dallo scorso 22 luglio, ignorando il dato relativo alla creazione di 38.500 nuovi posti di lavoro a luglio, ben al di sopra delle attese +10.000 formulate da Reuters. Tokyo positiva, grazie allo yen, che oscilla sui minimi in due mesi verso il dollaro. Giù Seoul, trascinata al ribasso soprattutto dai titoli Samsung -3,8% e Hyundai -4,1%.

Sul mercato valutario, l’euro quota 1,09 dollari ed e’ scambiato a 1,0918 dollari (ieri a 1,08722). La moneta unica vale inoltre 136,13 yen (135,74) mentre il rapporto fra la divisa Usa e quella giapponese si attesta a 124,65 (124,86). Dollaro/yen -0,07% a JPY 124,78. Euro/sterlina +0,73% a GBP 0,7040. Euro/franco svizzero +0,33% a CHF 1,0712.

Ieri la sterlina ha testato un massimo in due settimane sulla moneta unica, a quota 69,65: questo perchè aumentano le speculazioni su un aumento dei tassi anche da parte della Bank of England, che dovrebbe seguire velocemente la manovra restrittiva da parte della Fed.

Sullo sfondo rimangono i problemi che interessano la Grecia.

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Attesa per il grande market mover dei mercati da cui dipenderà anche la decisione sui tassi della Fed: la pubblicazione del report occupazionale di luglio degli Stati Uniti, che avverrà domani alle 14.30 ora italiana; gli analisti intervistati da Bloomberg News prevedono in media un aumento di 225.000 nuovi posti di lavoro, contro i +223.000 a giugno.

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Tra le materie prime, i futures sul petrolio Usa il Wti cede l’1,71% attestandosi a 44,38 dollari al barile, Brent -0,26% a $49,46. Oro +0,18% a $1.087,50, argento +0,29% a $14,60.